Come affronta il rifiuto uno scrittore maturo?

La Leggivendola

C’è differenza tra scrivere per se stessi e voler fare della propria scrittura una professione; chi cerca la pubblicazione si mette alla prova ogni volta che invia un manoscritto, che si tratti di una poesia, di un romanzo, di una raccolta di racconti. Può essere per un concorso, per una casa editrice, per una rivista letteraria. Si ingoiano timore e imbarazzo e via, si manda la propria opera a farsi scandagliare dagli occhi competenti di estranei professionisti, in cerca di confronto e approvazione.

Più spesso, però, capitano i rifiuti.

E come si reagisce a un rifiuto da scrittore maturo?

1. Forse la Redazione non ha capito quello che volevi dire; certo, il tono del racconto è fanciullesco e un po’ fiabesco, ma è volutamente fanciullesco e fiabesco, possibile che non l’abbiano colto?

2. A pensarci bene potresti non aver rispettato alcuni dei criteri formali, forse la tua opera non è allineata alla linea editoriale e la Redazione, per quanto tentata dal tuo innegabile talento, si è vista costretta a mettere da parte il tuo piccolo/grande capolavoro perché non hai rispettato il genere, la lunghezza, il font richiesto.

3. Oppure non hanno neanche letto quello che hai mandato; il cugino di quel tuo amico che lavorava per la casa editrice Pincopallo gli ha raccontato in stretta confidenza che in Redazione nessuno leggeva i manoscritti, buttavano tutto nel cestino perché sapevano già chi avrebbero pubblicato, – amici e amici di amici, ovviamente.

4. E poi quanti scrittori ormai consacrati dal successo sono stati dapprima rifiutati? Franz Kafka, Stephen King, J.K. Rowling. Non è entusiasmante avere qualcosa in comune con nomi tanto altisonanti?

5. Ci sono pure quelli che hanno iniziato la propria carriera letteraria pagando di tasca propria la pubblicazione della propria opera; Marcel Proust, Italo Svevo, Moravia. Se il loro genio non è stato riconosciuto nell’immediato, allora magari…

6. C’è anche da dire che non hai mai ricevuto risposta all’invio; magari il tuo componimento/racconto/romanzo non è mai arrivato, la posta elettronica è pur sempre posta e può capitare che ci si perda qualche bit per strada.

7. Certo, a mente fredda potresti rileggere la tua opera e cercare di capire perché sia stata rifiutata.

8. È forse un refuso quello che risalta nella seconda riga? Davvero hai scritto “ai” al posto di “hai”?

9. E i personaggi sono davvero ben caratterizzati attraverso il loro modo di parlare e la loro gestualità? Non ti pare che il protagonista si muova in modo meccanico, che i suoi desideri siano secondari all’avanzamento della trama?

10. Speravi ti uscisse uno stile fanciullesco, ma a rileggerti risulta melenso e infantile, quasi stucchevole. Davvero il fratellino minore del protagonista ha esclamato “Oh, miseriaccia”?

11. Forse puoi ridare un’occhiata alla politica editoriale della casa editrice, della testata, del concorso; ingoiare l’orgoglio ferito, darti una pacca sulla spalla perché almeno ci hai provato, e poi cercare di aggiustare quello che non va nella tua opera.

12. E poi via, daccapo.

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