Questione di carattere?

Marina

Abbiamo già accennato a stili e caratteri qui e qui. Scegliere il font per un libro o un testo non è un’operazione solo estetica, ma spesso risponde anche a criteri economici, perché può significare contenere l’estensione del testo e, di conseguenza, i costi di legatoria. Dall’invenzione della stampa a oggi sono stati inventati moltissimi font, che vengono divisi in famiglie, per facilitarne la classificazione: alcuni sono detti “graziati” perché alle estremità hanno degli allungamenti ortogonali detti appunto grazie. Diversamente i caratteri a bastone, sans sarif o senza grazie sono privi dei tratti terminali. Questi ultimi sono, per esempio, quelli che vediamo sui testi degli schermi dei vari dispositivi, tipo smartphone e computer, perché sono più nitidi e leggibili rispetto ai caratteri graziati.

Un carattere con cui tutti abbiamo familiarità è sicuramente il Calibri, che è il font di default per Microsoft Office 2007. Ha sostituito il Times New Roman e l’Arial ed è a bastone, senza ornamenti. È molto usato nelle chat, nelle presentazioni e nelle mail.

Vediamo qui quali sono i principali font usati in editoria. A prescindere dai propri gusti personali e dalle regole interne a ciascun editore, ci sono dei criteri generali da tenere presenti. Per esempio, per i testi narrativi come racconti, romanzi e saggi, l’ideale è optare per un carattere graziato, mentre per libri illustrati o manuali meglio ricorrere a font senza grazie, soprattutto se i testi non sono molto lunghi. Bisogna poi ricordare che alcuni caratteri reagiscono meglio di altri quando si cambia la loro dimensione (corpo) mentre altri sotto un certo corpo sono difficilmente leggibili. Altri ancora, poi, non reggono lo sfondamento in negativo, cioè quando si decide si usare un testo bianco o colorato su uno sfondo scuro, quindi quando si segue un progetto editoriale è sempre bene fare molte prove.

 

Tra i graziati (serif) ci sono Baskerville, Bembo, Palatino, Garamond, Garamond Simoncini, Bodoni e Century, adatti per i testi molto lunghi. Ogni carattere è nato in un momento diverso e ha una sua storia. Per esempio il Garamond è stato disegnato dallo stampatore parigino Claude Garamond su richiesta del Re Francesco I di Francia, che voleva un carattere che ricordasse le lettere greche per pubblicare un’opera intitolata Alphabetum Graecum. Il Bodoni è stato disegnato da Giambattista Bodoni nel 1798 e la sua creazione è il risultato di 300 anni di evoluzione della tipografia romana. Il Garamond Simoncini, uno dei più usati dagli editori italiani, è stato invece creato dal tipografo bolognese Francesco Simoncini, che ha lavorato a un progetto di Giulio Einaudi del 1956.

 

Tra i caratteri bastone ci sono invece Futura, Helvetica, Gill, News Gothic, Univers, Frutiger e Franklin, molto usati per titoli, didascalie, tabelle e note. Non si trovano quasi mai nei testi lunghi ma sono perfetti quando si vuole marcare la differenza tra il testo principale e un box di approfondimento o un titoletto, come spesso accade nei libri scolastici o nei manuali illustrati.

Il Futura è considerato molto elegante e pulito: creato da Paul Renner nel 1925 e influenzato dalla Bauhaus, è basato sulle tre forme geometriche più semplici che ci siano e cioè il cerchio, il quadrato e il triangolo.

Discorso a parte è quello relativo al mondo della pubblicità, in particolare di quella web, dove la grafica ha un ruolo di primo piano e le preferenze dei creativi cambiano in continuazione.

Sono tantissime le storie che varrebbe la pena di raccontare, tante quante il numero di font esistenti. I loro nomi per altro, non derivano sempre da quello di chi li ha disegnati (come i già citati Baskerville, Bodoni e Garamond), ma anche dal nome di un editore (Aldino o Elzeviro), di un autore la cui opera è stata stampata con quel carattere (Bembo), di un giornale (Times), una tipografia (OxfordClarendon), oppure da alcune caratteristiche che gli appartengono (Semplicità).

Concludiamo con tre curiosità legate ai caratteri, anche se estranee al mondo dei libri.

Il Futura è il carattere arrivato più lontano di tutti: con questo font è stata incisa la targa lasciata sulla Luna dopo il primo allunaggio, nel luglio del 1969.

  

Il carattere (sans serif) Johnston è stato progettato da Edward Johnston nel 1916 ed è quello stato usato dalla Transport for London: si trova su mappe, targhe, segnaletica e molte pubblicità aziendali. La sua creazione è stata commissionata direttamente dalla Underground Electric Railways Company of London, che ha chiesto un font che rendesse difficile confondere i poster dell’azienda con quelli delle pubblicità. Le “o” in Johnston sono tonde, le linee sono diritte senza particolari abbellimenti o grazie con un’unica concessione: i puntini delle “i” e delle “j” hanno la forma di piccoli diamanti.

  

C’è, poi, un carattere creato direttamente da una casa automobilistica: è il VAG Rounded, inventato dalla Volkswagen nel 1979. Font geometrico e sans serif, viene oggi automaticamente associato alla casa tedesca e ha avuto così tanto successo da essere stato invidiato, imitato e talvolta usato anche dalla concorrenza.

 

 

 

 

 

 

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