Né a Dio né al Diavolo di Aislinn – recensione

La Leggivendola

Con questo libro, lo ammetto, ho un legame particolare. Tanto per cominciare ho conosciuto colei che l’ha scritto prima come autrice e subito dopo come amica, cosa che mi ha permesso di assistere alla nascita del libro più da vicino, condividendo passo per passo la gioia e la soddisfazione della pubblicazione. È la prima volta che compaio nei ringraziamenti di un romanzo, – che emozione, quando l’ho scoperto – visto che anni fa avevo avuto la possibilità di leggerlo e dare un mio parere, quando ancora aveva tutt’altro titolo e non era che un file di word.
Stiamo parlando di Né a Dio, né al Diavolo di Aislinn, presentato da Gainsworth Publishing al Salone del Libro di Torino di quest’anno.

Da dove potrei iniziare a parlarne? Dall’ambientazione tutta italiana, una città fittizia chiamata Biveno strettamente ispirata a Biella? Da una concezione di vampiro che rende molto più semplice l’interazione tra il mondo delle creature notturne e quello meramente umano? Dal continuo omaggio al metal, che si fonde con la cultura nerd dei giochi di ruolo e del fantasy?
Partiamo dalla trama, che viene più facile. Il protagonista è Ivan, e lo conosciamo in uno dei momenti più bui della sua vita, quando si trova costretto a chiamare un amico perché gli dia una mano a togliersi di casa, il più presto possibile. Il rapporto tra Ivan e il padre, un alcolizzato violento, è allo sfascio, e Ivan ha deciso di andarsene, rifugiandosi da Tom, il suo migliore amico. A dargli un passaggio è Lucas, e ci mettiamo poco a scoprire che è un vampiro, – lui non ne fa mistero, tanto sa che non gli crederà nessuno. Tra Lucas e Tom ci sono subito screzi, – ma Lucas è insopportabile e Tom è… beh, è Tom, quindi era inevitabile.
Ivan cerca di rimettere in carreggiata la sua vita, appoggiandosi all’amico. Vuole finire l’università, trovarsi un lavoro, concentrarsi su se stesso. Esce con gli amici, manda curriculum. Capita poi che Ivan e Tom abbiano i biglietti per un festival metal in Germania e che il loro passaggio li bidoni all’ultimo; e capita che Tom insista con Ivan perché questo chieda aiuto a Lucas finché Ivan non capitola. E la storia procede, la trama si mette in moto, si fanno nuove conoscenze, – Mircalla prima di tutto, una ragazza goth che passa spesso per Biveno, e che si capisce presto diventerà la ragazza di Ivan. Dopodiché, senza andare nello specifico, sangue, morte, metallo e violenza. Il passato di Lucas che minaccia la pace raggiunta nel presente, la storia di come è diventato quello che è adesso, la sua vita che è trascorsa come fosse un diverso anche quando era in vita.

Né a Dio né al Diavolo è scorrevole, dinamico, compagnone; nel senso che ti tira dentro alla storia, a fare compagnia ai personaggi, ti invita a partecipare ai botta e risposta, a prenderli in giro. È parte di quel fantasy italiano che poco a poco sta conquistando un suo spazio nel mercato editoriale, un fantasy non esterofilo, ambientato in contesti che abbiamo vicino, che conosciamo bene. Qualcosa di cui, fino a pochi anni fa, si sentiva moltissimo la mancanza.

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