Punteggiatura e Stoner di John Williams

Marina

Come già fatto in alcuni post precedenti ecco qualche regola di punteggiatura, illustrata attraverso gli esempi di un autore più o meno celebre. Questa volta ho scelto uno scrittore americano scomparso nel 1994. John Edward Williams, sconosciuto fino a pochi anni fa e oggi adorato da scrittori come Ian McEwan, Nick Hornby e Bret Easton Ellis, è l’autore di Stoner, da molti considerato un capolavoro.

Stoner è un libro bello e molto particolare. È atipico, infatti, sia per le sue caratteristiche, sia per le sue vicende editoriali. Partiamo da queste ultime: è stato scritto da Williams nei primi anni ’60 e pubblicato nel 1965. La prima edizione non ha destato particolare interesse, come lo stesso Stoner sospettava: “Non ho illusioni che diventi un best seller o qualcosa del genere”, scisse alla sua agente, “ma se l’editore saprà presentarlo nel modo giusto – cioè non come un altro ‘romanzo accademico’ – potrà vendere decentemente”. Nel 2003, poi, è stato poi nuovamente pubblicato dalla New York Review ed è diventato un caso letterario prima negli Stati Uniti e poi, a partire dal 2012, anche in Europa, superando il milione di copie vendute.

Peculiare, inoltre, è proprio la struttura del libro, perché racconta la vita di William Stoner, figlio di contadini diventato professore universitario proprio come l’autore. Il protagonista è un uomo mite e pacato la cui esistenza scorre tranquilla, ai limiti della monotonia, o comunque priva di colpi di scena. Eppure, grazie alla sua scrittura, Williams riesce in quello che Peter Cameron ha definito un “miracolo letterario”, vale a dire rendere avvincente e appassionante una vicenda per molti aspetti comune. Il merito va dunque a una scrittura fluida e nitida, che descrive con precisione talvolta spietata la quotidianità di un matrimonio infelice, una relazione extraconiugale abbastanza banale e una carriera universitaria altalenante.

Ecco qualche passo del libro usato come esempio per un corretto uso di due tra i segni di punteggiatura più conosciuti, ma a volte inseriti a sproposito, punto e punto e virgola.

Il punto fermo serve innanzitutto a chiudere un periodo d’intonazione affermativa e, in questo caso, gli segue sempre la lettera maiuscola. Ecco l’incipit di Stoner: la prima pagina del libro ne riassume già l’intera trama, come a dichiarare che le vicende narrate sono, appunto, prevedibili e non eccezionali. Eppure…

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato di ricerca e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1965.

  

Da un punto di vista grafico il punto va posto sempre dopo le parentesi e le virgolette di chiusura, ma prima di un eventuale numero in apice della nota.

«Quattro anni», disse William. «Costa molti soldi?».

Dice Stoner al padre quando gli annuncia che può iscriversi alla facoltà di Agraria.

Il punto serve, poi, a indicare che una parola è stata abbreviata. Quando sono puntate singole lettere consecutive tra di loro non va inserito nessuno spazio.

Quando lo ebbe tra le mani, gli parve che le sue dita si animassero. Tremavano a tal punto che quasi non riuscì ad aprirlo. Sfogliò le prime pagine e lesse la dedica: «A W.S.».

W.S. è l’abbreviazione di William Stoner e si riferisce alla dedica del libro scritto dalla sua ex amante, di cui il protagonista non ha notizie da anni.

Il punto non va messo, invece, dopo le abbreviazioni Mr, Mrs, Miss ecc.

«Edith mi ha detto che insegna all’università, Mr Stoner», disse Mrs Darley.

Ovviamente se l’abbreviazione puntata coincide con la fine di un periodo il punto non va raddoppiato.

Infine il punto può essere usato nelle indicazioni numeriche superiori a diecimila, in alternativa allo spazio, per separare tra loro le migliaia.

Il punto e virgola, invece, è esattamente a metà strada tra la virgola e il punto: vuole indicare una pausa più forte di quella introdotta dalla prima ma inferiore a quella segnata dal secondo. Può essere usato per separare due o più coordinate che al loro interno contengono delle virgole. Una curiosità: è stato usato per la prima volta nel 1501, introdotto dal tipografo Aldo Manuzio nell’edizione del Canzoniere del Petrarca curata da Pietro Bembo.

D’inverno, l’unico calore era quello che filtrava dalle stanze di sotto attraverso il pavimento; Stoner si copriva con le vecchie trapunte lacere che gli avevano lasciato soffiandosi sulle mani per girare le pagine dei libri senza strapparle.

Il corso di chimica del suolo, nel complesso, non lo interessava; non gli era mai passato per la mente che le zolle marroni su cui aveva lavorato tutta la vita potessero essere altro da ciò che sembravano, e cominciò a intuire che il fatto di conoscerle al meglio gli sarebbe tornato utile una volta rientrato alla fattoria di suo padre.

Altri post in cui le regole di scrittura sono spiegate grazie all’aiuto di libri più o meno famosi ma molto belli, o almeno per me, riguardano maiuscola e minuscola, due o tre punti, d eufonica, apostrofo, virgola, accento.

Concludiamo con il ritratto di Williams fatto da Nancy Gardner, sua quarta e ultima moglie, con cui ha condiviso trentacinque anni della sua vita. Lo descrive come un uomo molto diverso da Stoner, dotato di un grande senso dell’umorismo e molto vitale.

Sembrava fosse, però, molto costante e abitudinario quando si trattava di scrivere: “Era uno scrittore calmo, disciplinato, molto metodico. Odiava rivedere, modificare i suoi testi. In genere, cominciava a scrivere al mattino presto, dopo aver preso il caffè con me. Scriveva per tre o quattro ore, per produrre una pagina al giorno, a volte anche tre. Poi, a sera, rientrava nel suo studio per altre due o tre ore a pianificare la scrittura del giorno dopo”.

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