Gli ossimori di un giovane sbirro milanese

Marina

Artificio letterario basato sull’accostamento di parole di senso opposto, l’ossimoro in genere è composto da un nome e un aggettivo, in apparenza incompatibili tra loro e talvolta opposti. Usato per rafforzare un concetto, il termine deriva dal greco e nasce dall’unione tra ὀξύς, “acuto” e μωρός, “ottuso”.

A differenza di altre figure retoriche non è molto usato nel linguaggio parlato, ma piuttosto diffuso in quello scritto, soprattutto in poesia, ma anche in prosa, dove a volte assume toni ironici o umoristici.

Esempio con cui tutti hanno familiarità è l’espressione “convergenze parallele”, tipica del linguaggio politico degli anni ’70, che rappresenta un controsenso perché due parallele sono per definizione due linee che non potranno mai incontrarsi e, appunto, convergere.

Gianni Biondillo è un architetto e scrittore milanese. Saggista appassionato e prolifico romanziere, è autore della saga di Michele Ferraro, pubblicata da Guanda e composta da sette libri. Il protagonista è un ironico, intelligente e talvolta inconcludente ispettore di Quarto Oggiaro, periferia milanese, la cui stessa esistenza e complicata vita sentimentale potrebbe essere descritta con una serie di ossimori.

Visto il successo dei primi due romanzi dedicati a Ferraro nel 2007 Biondillo scrive Giovane sbirro, che ripercorre il passato di questo affascinante e incredibile personaggio, raccontandone i primi anni in polizia, le vicende familiari che lo portano a separarsi dalla moglie e i primi incontri con alcuni amici e colleghi, come il geniale ispettore Lanza, di un’intelligenza e al tempo stesso ingenuità immense.

A un certo punto del libro Biondillo scrive:

Il 9 settembre 1998 all’età di 55 anni, all’ospedale San Paolo di Milano, Battisti moriva, in un silenzio assordante.

Le ultime due parole sono un chiaro esempio di ossimoro: è un palese controsenso dire che il silenzio assorda, visto che comporta l’assenza di rumori, ma al tempo stesso l’espressione rende bene il concetto che vuole esprimere. La morte di cui si parla è stata totalmente e irrimediabilmente ignorata da tutti, come se non fosse mai accaduta. “Silenzio assordante” è un’espressione abbastanza presente in ambito giornalistico e poco usata nella lingua di tutti i giorni, ma comunque sentita da tutti, almeno una volta.

Altri esempi che possono suonare abbastanza familiari sono “ illustre sconosciuto”, “lucida follia”, “brivido caldo” oppure “ghiaccio bollente”. Si dice che quest’ultimo sia nato come soprannome di Grace Kelly, coniato da Alfred Hitchcock per definirne la bellezza algida e la sensuale al tempo stesso.

Ci sono poi tutta una serie di ossimori che vengono usati per descrivere le diverse sfumature di uno stato d’animo o di una sensazione, come “gioia malinconica” o “allegra inquietudine”.

A questo gruppo appartiene la bella definizione usata da Biondillo:

Mai sorriso fu più triste, più malinconico, più tragico, più dolce, di quello di Pastena.

Lo stille stesso di Biondillo, coinvolgente e intrigante, molto scorrevole e spesso  ironico, unisce caratteristiche in apparenza lontane come il mistero e l’ironia e racconta di universi sociali tra loro divergenti e talvolta in conflitto. Per questo può essere descritto con una serie di ossimori. Come fa anche Antonio D’Orrico, giornalista e critico letterario che di Biondillo scrive: “Serio e allegro, grave e leggero, spietato e pietoso”. Per poi concludere: “bravo e bravo”.

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