Una chiacchierata con Graziano Delorda, scrittore “prestato” alla fantascienza

Stefano Spataro

Graziano Delorda, siciliano, classe 1972 è un autore di romanzi, racconti, sceneggiature e fumetti. Dalla fine degli anni ’90 i suoi lavori sono presenti su quotidiani, riviste, antologie e webzine. Lo abbiamo intervistato per saperne di più sul suo ultimo romanzo e non solo…

Droide è la notte è il tuo ultimo romanzo, uscito lo scorso anno per la casa editrice indipendente AUGH! Ma sappiamo che non è il primo. Ti va di raccontarci, in breve, quali sono state le tue avventure da scrittore e quali le tue esperienze a contatto con il mondo dell’editoria?
Raccontare “in breve” gli ultimi 10/15 anni della mia vita è uno sforzo di sintesi estremo, ci provo. Dopo gli inizi dediti al racconto breve, apparsi su quotidiani, riviste, antologie e le nascenti webzine, nel 2010 ho pubblicato il mio primo romanzo PACE, per la casa editrice siciliana Pungitopo. Nel 2011 ho bissato il connubio con l’editore pubblicando la silloge di racconti LA SERPE NERA. Negli anni ho continuato a collaborare con fumettisti e illustratori per alcune riviste, avvicinandomi anche ad altri progetti (teatro, cinema, cartoon), sempre portando avanti il mio blog, grazianodelorda.altervista.org.
Con LITTLE OLIVE (Ferrari Editore, maggio 2016), un romanzo musicale scritto in cinque anni di avventure e scorribande al seguito di una band e di un mondo ormai lontano (gli anni ’60 e l’ultima grande rivoluzione culturale), ho girato l’Italia per oltre un anno, spesso accompagnandomi live con i The Trip Takers, oggi una band di riferimento per quel tipo di “argomenti”. Infine, scritto in una manciata di mesi, nel dicembre del 2017 è uscito il mio ultimo romanzo, DROIDE È LA NOTTE, per la casa editrice Augh del Gruppo Alterego Edizioni. L’inverno scorso, pur non tralasciando le collaborazioni con gli amici fumettisti, spinto anche dall’ottimo riscontro ricevuto dal romanzo, ho presentato il nuovo lavoro in librerie, festival e altri eventi in tutta la penisola, giungendo così stanco ma soddisfatto alle porte dell’estate 2018.

Come ho scritto in una recensione del tuo romanzo, uno dei temi più interessanti è quello della differenza di genere (o specie), in particolare quella tra uomo e, in senso lato, creature dall’intelligenza artificiale. Come hai avuto l’idea?
Rientra nell’approccio che ho mantenuto durante tutta la stesura del romanzo: scrivere un romanzo-omaggio a uno dei generi che più frequento da lettore/spettatore, la fantascienza, io che non sono uno scrittore di fantascienza. Ovviamente mi interessava creare la mia storia, con personaggi che funzionassero subito (vedi l’abbastanza netta dicotomia buoni/cattivi) e una trama veloce, facilmente assimilabile anche da chi non è proprio un lettore di fantascienza. Ecco spiegato l’utilizzo di robot, androidi, intelligenze artificiali, sconquasso sociale, droghe sensoriali, macchine volanti, iperconnessioni e altre diavolerie ormai “classiche” per il genere, da me riviste e rimodulate ai fini di un’avventura futuristica in un mondo prossimo.

Potrei chiederti cosa ti ha influenzato di più nella stesura del tuo romanzo, che affronta comunque un tema classico della fantascienza, il rapporto uomo-robot. E se vuoi, puoi rispondere anche a questo. Ma mi interessa chiederti, a questo punto, quali autori, e quali cliché hai volontariamente tenuto fuori?
In parte vale la risposta precedente, che qui amplio sul discorso “autori – cliché letterari”.
Inevitabilmente, trattando del rapporto esseri umani/robot ho tirato dentro Isaac Asimov e Philip Dick, per me le colonne d’Ercole del genere nelle sue sfaccettature più classiche. Da lettore, ultimamente preferisco una storia che sia coinvolgente fino alla fine più che un’ostentata (a volte) originalità a tutti i costi. Penso così alle pagine di Bradbury, Ballard, Stephen King, non a caso, forse, scrittori mainstream a tutti gli effetti. Ho lavorato su trama e i personaggi più che sul contesto, facendo in modo che le venature cyberpunk presenti nel libro fossero sempre al servizio del lettore, piuttosto che stupirlo e abbandonarlo in una selva di termini e passaggi ostici.

Una volta, in chat mi hai detto “i libri non son mica mozzarelle”. Vuoi dirci di più su questa metafora gastronomica?
La utilizzò un’unica volta il mio primo editore, il Prof. Lucio Falcone, della storica casa editrice siciliana Pungitopo, fondata agli inizi degli anni ’70 e frequentata nel tempo da illustrissimi scrittori come Bufalino, Parodi, Joppolo, Sciascia e tanti altri. Con Lucio si instaurò subito un bellissimo rapporto, grazie a lui e ai suoi collaboratori, da “esordiente”, ho potuto vedere dall’interno come funziona (o forse funzionava… essendo passati quasi 10 anni!) il sistema editoriale italiano nelle sue infinite sfaccettature. Un giorno, cercando di stemperare la mia agitazione nel volere “tutto e subito” (il primo romanzo PACE era andato bene e stava per uscire la silloge LA SERPE NERA), tra una sbuffata di fumo dell’immancabile sigaretta e l’altrettanto immancabile appellativo che mi aveva dato – Fochitesta! – utilizzò quella metafora gastronomica che ormai ho fatto mia.

Oltre a essere un autore, sei anche abbastanza attivo nella comunità che segue la fantascienza italiana. In particolare, con la rivista Andromeda, hai avviato una serie di vignette satiriche sul mondo della sci-fi. Ti va di parlarci del progetto?
Essendo un appassionato di fumetti, spesso mi relaziono con disegnatori e illustratori, alcuni dei quali sono ormai diventati anche ottimi amici. Ho sempre avuto una predilezione per le strisce e soprattutto per le vignette, trovandole un mezzo di sintesi perfetto tra scrittura, disegno e lettura. Mi piace l’approccio giocoso, scanzonato, ironico e autoironico alla creatività, così ho pensato di utilizzarlo anche su tematiche classiche della fantascienza, da sempre il genere letterario che meglio interpreta il presente narrando il futuro. Ho proposto il progetto, ancora privo di supporto grafico e nome, ai tipi di Andromeda, rivista che già frequentavo da lettore, ed è subito piaciuto. Poi ho intercettato l’interesse della fumettista e illustratrice Michela De Domenico, artista che ammiro molto e con la quale avevo già collaborato, così il progetto “CI SEI O SCI-FI, narrazioni di un futuro presente.” ha preso forma. Abbiamo scritto (io) e disegnato (lei) una dozzina di vignette che, da maggio, sono pubblicate ogni giovedì su Andromeda, copriremo i mesi di giugno e luglio, poi si vedrà.

Una domanda che faccio spesso agli autori che intervisto è: che ne pensi della fantascienza italiana attuale? Ci sono i presupposti per creare un gruppo coeso, o sono solo piccole realtà indipendenti l’una dall’altra che si incontrano per caso sui gruppi Facebook?
Una domanda simile meriterebbe un ragionamento molto più lungo e articolato. Non sono un grande cercatore di coesioni, gruppi, collettivi, sia per mia forma mentis che, soprattutto, per quello che negli anni ho potuto constatare. Sui social ho sempre la sensazione che viga un approccio da “il mio è più grosso del tuo!” che mi tiene a distanza da gruppi, pagine e nicchie varie. Apprezzo invece molto gli approfondimenti, le recensioni e le segnalazioni di alcuni nomi storici della fantascienza italiana che, grazie soprattutto a Facebook, hanno avuto nuovi spazi per gli appassionati del genere. Di recente ho letto alcuni romanzi di fantascienza italiana molto interessanti, un po’ meno interessanti alcuni racconti.

Se vuoi aggiungere qualcosa, come ad esempio spiegarci perché il tuo libro, nonostante sia uscito a dicembre è il “libro dell’estate”, questo è lo spazio giusto!
Intanto… i libri non son mica mozzarelle!
Qualche giorno fa, una lettrice in vacanza in Sardegna mi ha mandato la foto di DROIDE È LA NOTTE accanto all’ombrellone e agli occhiali da sole. Sosteneva che in poche ore era giunta a metà della storia e concludeva con il proposito di terminarlo in spiaggia, anche perché i miei androidi (cit.) “corrono veloce e non necessitano di crema solare!”. Mi è sembrato subito un ottimo spot per il romanzo e la stagione balneare alle porte.

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