Sineddoche e metonimia spiegate da Jay McInerney

Marina

Sineddoche e metonimia. Due parole dal suono non bellissimo e nemmeno facili da ricordare. Eppure sono due artifici letterari che usiamo molto più spesso di quanto si possa credere, sia parlando che scrivendo.

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Entrambe le figure retoriche implicano la sostituzione di una parola con un’altra. Nel caso della metonimia (dal greco μετωνυμία, composto da μετά “attraverso/oltre” e ὄνομα “nome”, dunque “scambio di nome”) i due termini sono legati da una relazione di carattere qualitativo: la vicinanza è espressa da un legame di causa ed effetto, astratto e concreto, materia e oggetto e così via. Un esempio calzante è il nome del social network che ospita questo articolo: avere (o essere) una buona penna significa scrivere bene. Usiamo una metonimia, per fare un esempio chiaro a tutti, quando diciamo “bere un bicchiere” (il contenente viene usato al posto del contenuto).

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La sineddoche (dal greco “συνεκδοχή”, derivato da συνεκδέχομαι “comprendere più cose insieme”) si riferisce invece a due termini legati da una relazione quantitativa: si usa la parte per il tutto, il singolare per il plurale, la specie per il genere ecc. Tetti per dire case o vele al posto di barche sono due espressioni abbastanza diffuse.

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Vediamo ora qualche esempio tratto da Good life di Jay McInerney, pubblicato in Italia da Bompiani con la traduzione di Ettore Capriolo e definito da Fernanda Pivano “un’ininterrotta storia d’amore”. I protagonisti sono due newyorkesi che si conoscono all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Entrambi ricchi e già sposati, vengono travolti da un sentimento inaspettato e sorprendente.

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La sua attuale celebrità e la buona stampa di cui godeva erano dovute sia a una sincera ammirazione per la sua enorme fortuna sia alla paura per il suo potere e la sua influenza, ormai estesa anche a certi settori dei media.

Godere di buona stampa significa avere una buona reputazione grazie agli articoli favorevoli usciti sui giornali. Locuzione entrata nel linguaggio quotidiano, stampa indica l’opinione dei giornalisti.

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Sentì un rimescolamento dolceamaro di desiderio da uomo di mezza età nell’osservare un gruppo di giovani donne ─ una piantagione di arti bruno fulvi da levrieri, abbronzati dalla lunga estate agli Hamptons ─ prima di riconoscere all’improvviso sua figlia in mezzo a loro.

Qua la parola arti sta per persone: è una sineddoche dove una parte indica il tutto. La troviamo anche alcune pagine dopo, quando la parte del corpo scelta è più significativa:

Le era nota la fama di Erhardt come cacciatore di vagine; era stato sposato due volte, in entrambi i casi con delle attrici, ma questo non gli aveva impedito di allacciare altre relazioni più o meno pubblicizzate.

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Più avanti, parlando di una sceneggiatura McInerney scrive:

… uno di quei procedimenti a rovescio in cui si conoscono già il crimine e il criminale, e il mistero, per il lettore come per il criminale, consiste nell’identificare il detective che gli sta dando la caccia.

Lettore è una sineddoche perché significa i lettori, come quando negli articoli giornalistici in cui magari si illustrano certe tendenze si scrive il giovane o il vecchio intendendo la popolazione di una certa fascia d’età.

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“Oh per favore. E io che cominciavo a pensare che tu avessi un cervello originale”. Dice a un certo punto Corrine, affascinante protagonista femminile del libro: è una metonimia dove il concreto sta per l’astratto (cervello sta per intelligenza, così come quando usiamo cuore per indicare i sentimenti). Ovviamente esiste anche il caso contrario.

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La sineddoche può basarsi anche sull’uso del numero determinato al posto dell’indeterminato:

Era stato per molti aspetti un tipico incontro del giorno dopo, uno dei mille incontri fra estranei intontiti e bisognosi, quel genere di faccenda che avrebbe potuto ricordare mesi o anni dopo quando qualcosa le avesse richiamato alla memoria quel momento o qualcuno le avesse chiesto dove era stata quel giorno.

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Altre figure retoriche sono spiegate in questi articoli, che poi sono una scusa per parlare di bei libri e scrittori come Raymond Carver, Vladimir Nabokov e, infine, Lewis Carroll.

 

 

 

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