I dubbi che ti aspettano dopo l’invio di un manoscritto

La Leggivendola

Scrivere, si sa, è terapeutico. Lo sa chi scrive un diario, chi si mette a buttare giù le sue memorie, magari le stampa e le inserisce in un unico faldone per poterle sfogliare a piacimento, magari inserendo qua e là vecchie foto ingiallite a illustrare meglio gli stralci della sua vita.
Scrivere a livello professionale è un’altra cosa. Anzi, si potrebbe meglio dire “cercare disperatamente di creare qualcosa che possa avvicinarsi a un livello accettabile di professionalità, sacrificando tempo, rapporti sociali e spina dorsale”, visto che non è affatto detto che ci si arrivi.
Vuol dire immergersi nella storia e poi tentare di distanziarvisi abbastanza da poterla giudicare con un minimo di obiettività, pur sapendo che è impossibile. Chi scrive è troppo invischiato nella propria trama per potersi fare un’idea dell’esperienza del lettore che se la troverà sotto gli occhi senza saperne nulla.
Negli ultimi tempi mi è capitato di scrivere un paio di racconti per terze parti, e ho cercato, per quanto possibile, qualche consiglio da amici e conoscenti. Difficile farsi un’idea di quanto mi sia mangiata le mani nell’attesa di un riscontro, sapendo quello che i racconti avrebbero detto di me come scrittrice e come essere umano.
Qui di seguito l’elenco delle dolorose paturnie che seguono l’invio di un qualsivoglia manoscritto a chicchessia.

typewriter-3128546_1920

1. Ho cambiato a metà il nome di quel personaggio, l’avrò sostituito ovunque o ci sarà un punto in cui Gianfranco diventerà Oreste?
2. Ho riletto con la dovuta attenzione?
3. Non mi rispondono perché non hanno letto o non mi rispondono perché hanno letto e non vogliono essere i primi a consigliarmi di darmi all’ippica?
4. Se venisse fuori che non sono proprio tagliata per la scrittura, questo come influirebbe sull’idea che ho di me come lettrice?
5. Temo di non aver riletto con la dovuta attenzione.
6. Mi è capitato di trovarmi manoscritti pessimi tra le mani, e di ridere sotto i baffi delle ingenuità più ridicole. Potrebbe toccare al mio racconto, ai miei personaggi, a quelle scene a cui un po’ tengo. Ahia.
7. Quel racconto era davvero pronto o volevo solo finirlo in fretta?
8. O piuttosto, ero davvero pronta io per scriverlo?
9. Un manoscritto fallato è un marchio indelebile? Chi lo leggerà trovandolo manchevole rifiuterà qualsiasi materiale proveniente dalla mia email?
10. Vi prego, ditemi che ho riletto con la dovuta attenzione.
11. Ma poi la storia in sé sarà interessante o può piacere soltanto a me che mi sono divertita a scriverla?
12. Sono proprio così sicura di avere inviato agli indirizzi giusti? Non è che devo aspettarmi una chiamata confusa dal mio dentista?

Lascia un commento