Qualche spunto per una buona sinossi

La Leggivendola

COS’È LA SINOSSI

Capita a tutti gli aspiranti scrittori di scontrarsi, prima o poi, col concetto di “sinossi”, oggigiorno richiesta da quasi tutti gli editori in accompagnamento al manoscritto da valutare. Sono molti a confondere la sinossi con la quarta di copertina: se la prima dev’essere una sintesi chiara e comprensibile di tutto ciò che ci si può aspettare dal testo, la seconda deve sottolinearne i punti salienti, agganciare la curiosità del lettore e trascinarlo alla cassa della libreria. Entrambe hanno lo scopo di vendere, ma ad acquirenti diversi; da un lato si cerca un investitore che creda nel progetto-libro, dall’altro l’utilizzatore finale.

La sinossi è un riassunto che deve portare lo scrittore a barcamenarsi tra la sintesi e la chiarezza, tra la voglia di incuriosire l’editore e l’esigenza di quest’ultimo di sapere tutto del romanzo che andrà a valutare, dall’inizio al colpo di scena finale.
Oltre alla trama, è bene inserire informazioni anche sullo stile, sulle tematiche fondamentali, sul punto di vista etc. In soldoni, sia storia che tecnica.

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GLI ERRORI PIÙ COMUNI

È facile trovare in giro istruzioni e discussioni infinite sul modo migliore di compilare la sinossi; eppure sono molti a commettere gli stessi errori.

Oltre all’effetto “quarta di copertina”, si tende a stilare nel giro di pochi paragrafi un lungo elenco personaggi irriconoscibili gli uni dagli altri – impossibile ricordare i nomi, figuriamoci le motivazioni che li muovono.

Oppure si rischia di dimenticare che il testo deve rimanere obiettivo, e si affida la narrazione degli avvenimenti a un personaggio, come se fosse lui a dover raccontare e non l’autore, dal punto più esterno possibile alla storia.
Meglio astenersi quindi anche dalle considerazioni personali; magari l’antagonista non ci sarà simpaticissimo, ma mettersi a ricoprirlo di epiteti proprio sotto gli occhi perplessi dell’editore non è propriamente il giusto modo di muoversi, se si vuole apparire professionali.

Per scontato che sia, meglio ricordarsi di essere brevi; due, tre, quattro cartelle editoriali al massimo, se la vicenda è davvero complessa. Personalmente trovo che pecchi di cecità l’editore che scarti automaticamente sinossi appena più lunghe, e che sia preferibile essere chiari anche a costo di dilungarsi per qualche riga oltre il massimo consentito. Tuttavia è sempre meglio rifarsi alle istruzioni d’invio sul sito della casa editrice.

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FARSI PRENDERE SUL SERIO

Ho girato un po’ per il web, prima di compilare questo breve articolo. Non ha senso ripetere ciò che mille altri hanno già detto, magari pure meglio. Eppure c’è questo punto, secondo me di vitale importanza, che non ho visto toccare da nessuno.
È molto importante stabilire in anticipo come si vuole apparire davanti all’editore cui indirizzeremo la nostra proposta. Do per scontato che si voglia dare un’immagine di professionalità, e di non voler apparire come un turista del libro che ha appena finito di imbrattare un paio di quaderni con le proprie riflessioni da “c’ho il televisore guasto, famo che divento scrittore”. Un aspirante scrittore vorrà ben fare capire all’editore che prende la scrittura sul serio, no?
Dunque qui si tratta di tono. Formale e rispettoso, ma senza magnificare l’editore e la sua missione. Umile, ma non servile. Se proprio si vuole strafare, si può essere leggeri senza voler fare per forza i fenomeni della simpatia, – sicuramente c’è chi potrebbe gradire, ma se non siamo certi di come saranno ricevute le nostre facezie, meglio contenersi. Dopotutto, si tratta di lavoro.
La cosa migliore da fare è cercare di mettersi nei panni dell’editore: quali informazioni possono essergli più utili, come possiamo aiutarlo a capire il nostro manoscritto nel modo migliore possibile? Se fossimo al suo posto, come vorremmo ricevere una proposta editoriale?

Gauld Short Story

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