Il Convegno: 40 anni di libri, whisky e vita di quartiere

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Marina

Ha resistito ad Amazon e al commercio on-line, alle catene e ai multistore, alla crisi economica e al calo dei lettori. Si è rinnovata negli anni, plasmando i gusti dei suoi clienti e facendosi a sua volta plasmare da loro, restando sempre e comunque un fondamentale punto di riferimento del quartiere. È la Libreria del Convegno, storica realtà milanese che tra qualche giorno compie 40 anni. Il quartiere è Città Studi, zona da sempre vivace, dove negli anni ’70 vivevano e bazzicavano personaggi come Beppe Viola ed Enzo Jannacci, che abitavano a pochi metri l’uno dall’altro e a pochi passi dalla libreria, all’angolo con via Sismondi.

VIOLA E JANNACCI

Beppe Viola raccontava con ironia in un’intervista di diversi anni fa: “Via Lomellina, in arte via Lomella, era considerata subito dopo la guerra una zona poco raccomandabile della raccomandatissima città di Milano, ma oggi è tutta cambiata, non ci sono più bombardamenti da un po’ di tempo in qua e allora la gente ha potuto mettersi su un po’ in grazia di Dio, tanto è vero che ci sono perfino i supermercati, i parrucchieri per uomo e signora (le scuole no, quelle non ci sono ancora), boutique come se piovesse”. E Jannacci cita la stessa via in una sua canzone, E io ho visto un uomo (“il rumore di neon / che c’era in vetrina /si udiva soltanto, in via Lomellina”).

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È l’aprile del 1978 quando Bruno Cerboni e Giuliana Ranaldi, coppia di appassionati lettori, comprano un negozio di vini e lo trasformano in una libreria. Piccola (ai tempi) e molto bella (ancora oggi) si pensa di arredarla con un grande divano, perché si capisca fin da subito che è soprattutto un luogo di incontro, come chiaramente indica il nome. Una sera alla settimana ci si trova a discutere di un libro, bevendo whisky e creando così un “convegno letterario”. Sono in molti a ricordare con nostalgia quel divano vecchio ma accogliente e quelle serate affollate e fumose, come Marina Viola, figlia di Beppe che vive negli Stati Uniti e, tra le altre cose, scrive meravigliosamente. Sono gli anni d’oro delle librerie, quando ancora i libri non si vendevano ovunque, dai supermercati, alle edicole e alle cartolerie.

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Il divano viene poi sostituito da una scaffalatura, la libreria viene venduta e allargata e, dopo alcuni cambi di proprietà, arriva nelle mani di Giacomo e Francesca, attuali responsabili. Giacomo ricorda che quando è arrivato in libreria, intorno gli anni 2000, non c’era un computer né un “gestionale”, quindi gli ordini si compilavano a mano e si spedivano via fax, mentre l’elenco dei libri pubblicati veniva raccolto in due faldoni che rappresentavano anche l’unica risorsa per le ricerche bibliografiche. Si faceva la spunta dei titoli a mano, così come si faceva a mano qualsiasi bolla di vendita o di resa. E non era possibile verificare la disponibilità di un libro: quando veniva venduta l’ultima copia lo si annotava su un’agenda per il rifornimento. Era decisamente un altro mondo, soprattutto se si pensa che oggi, come racconta Giacomo, molti clienti arrivano con il titolo che cercano in mano, a volte stampato direttamente dalla pagina di IBS o Amazon, e il libraio può dire se il titolo è disponibile oppure quanti giorni ci vogliono per procurarlo.

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Eppure, nonostante i mille cambiamenti e la crisi economica degli ultimi anni, la libreria è riuscita a mantenere la sua originaria vocazione di “convegno”, restando luogo di incontro e ritrovo. La sua anima è rimasta il rapporto tra quartiere e librai, che hanno deciso di mettersi al servizio della propria zona, accontentando le esigenze più diverse: per questo il catalogo è stato allargato e comprende anche libri scolastici, la piccola editoria indipendente come titoli di graphic novel e volumi più commerciali, con un occhio particolarmente attento alla letteratura per l’infanzia.

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Per questo si organizzano eventi e gruppi di lettura (a cui di recente si è aggiunto un gruppo di bambini), si raccolgono in una scatola i titoli suggeriti dai clienti, per questo la domenica mattina si tengono letture per bambini e si collabora con alcune associazioni e locali della zona, come la Liberazione.

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Il Convegno, quindi, non solo è un esempio vincente di libreria indipendente ma anche la dimostrazione di come sia ancora possibile creare una comunità del libro, in cui chiacchierare di titoli a quattr’occhi, e non sui social, e vivere il quartiere di una grande città come una collettività autentica, vivace e curiosa.

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