Una chiacchierata con Lukha B. Kremo, vincitore del premio Robot

Stefano Spataro

Abbiamo fatto qualche domanda a Lukha B. Kremo, al secolo Gianluca Cremoni Baroncini, scrittore italiano attivissimo, nonché editore e compositore di musica sperimentale. Dopo aver vinto il Premio Urania nel 2015, Kremo, qualche giorno fa, ha portato a casa un altro primato, il Premio Robot promosso dalla casa editrice Delos specializzata nel fantastico.

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Il pretesto per intervistarti è stata la tua vittoria al premio Robot 2017. Non è la prima volta che vinci un premio prestigioso (vedi Premio Urania 2015). Al di là dell’orgoglio e della gioia che un evento del genere può suscitare, perché secondo è importante per uno scrittore vincere e che ruolo può avere un concorso all’interno dell’ambiente letterario, in particolare italiano?

Quando ho cominciato a scrivere (fine anni Ottanta) non m’interessavano i premi letterari, come non m’interessa tuttora la “gloria” di vincerne uno. Ma in quegli anni, a parte l’Urania dall’89, non c’erano premi di genere sf che garantissero una buona diffusione. Ha cominciato la Delos con il Premio Alien nella seconda metà degli anni 90 e poi ne sono seguiti altri. Ma ormai avevo pubblicato ed ero poco avvezzo a partecipare ai premi. Ho cominciato a guardarli con interesse più di recente, diciamo negli ultimi dieci anni, perché garantiscono un’ottima diffusione (le riviste Urania e Robot, per esempio) e perché i nomi dei vincitori (e talvolta anche dei finalisti) non erano più solo esordienti, ma anche autori già molto conosciuti nell’ambito. Quindi, al momento, non posso che consigliare a un esordiente o un autore che pubblica da poco di partecipare a tutti i Premi che garantiscono, con la vincita, una buona diffusione e che lo possano “associare” a nomi già conosciuti (i vincitori delle edizioni passate). Agli scrittori non devono interessare le “targhe”, ma il giudizio di giurie autorevoli e la pubblicazione in riviste prestigiose o per case editrici autorevoli nel genere.

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La lettura del tuo romanzo Pulphagus® Fango dei cieli è stata molto interessante. In particolare credo che il vero elemento di novità sia stata l’introduzione del costo delle parole, e la conseguente classizzazione della società nell’adoperarle. Come hai avuto l’idea?

Non so se sia stato il primo a pensare questa cosa. Di solito il mio assioma è che se hai un’idea, qualcuno ci ha già pensato prima, quindi devi svilupparla in un modo personale e accattivante per il lettore. Sono partito dalla tanto discussa “pressione fiscale” per immaginare quale sarebbe stata per me la peggiore tassazione: la parola, naturalmente! Se qualcuno cioè mi facesse pagare per i discorsi, le chiacchiere e gli sproloqui che spesso faccio.
Il pagamento delle parole è un pretesto per analizzare le tipologie umane e il loro muoversi all’interno di società molto caratterizzate. Per me è molto facile creare scenari considerati bizzarri o da incubo perché osservo in modo molto attento (e avulso) la realtà. La società terrestre crea delle enclave di follia che la fantascienza non può permettersi di non pre/vedere. Basta proiettare alle estreme conseguenze ciò che già sta avvenendo. A volte è la realtà stessa che fa scatti da centometrista, superando le più infauste previsioni. Un “fantascientista” non dovrebbe farsi umiliare così dalla realtà… Vi consiglio quindi di parlare (e scrivere) finché vi sarà permesso.

Ci sarà un seguito, o quantomento altre storie ambientate nell’universo di Pulphagus?

Sì, sto lavorando a dei racconti che rappresentano dei “seguiti” della vicenda e ho già scritto un romanzo ambientato nello stesso “mondo” di Pulphagus, ma con nuovi personaggi. Questo romanzo, “Korchin e l’odio”, è attualmente in finale al Premio Odissea, e sto studiando il modo di pubblicare il tutto (magari sottoforma di fixup), ma è ancora tutto immerso nel gorgo vorace delle ipotesi.

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Da anni ormai sei al lavoro anche nel ruolo di editore con Kipple. Hai messo su due premi, uno per romanzi e uno per racconti, e sei sempre alla ricerca di autori che si muovono nel genere della fantascienza. Ci faresti tre nomi di autori italiani attuali che secondo te sono imprescindibili?

Per quanto riguarda gli imprescindibili direi di scolpire il nome di Valerio Evangelisti e aggiungere Lino Aldani e Vittorio Catani. Poi, è chiaro che se uno vuol scoprire cosa sta succedendo nella fantascienza italiana degli anni 2000, ci sono altre due decine di nomi, ma se faccio un elenco poi mi accusano sia di aver fatto nomi di amici, sia di non aver fatto altri nomi, per cui voglio citare solo Franci Conforti (che ha vinto l’ultimo Premio Kipple) e Davide Del Popolo Riolo (che l’ha vinto due anni fa), due autori già a un ottimo livello ma anche promettenti, nel senso che il meglio, secondo me, deve ancora venire (Non sono miei amici, eh, li ho visti solo di sfuggita, ghghghgh).

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Di recente Delos ha pubblicato il libro Nuove Eterotopie, una raccolta di storie a opera del movimento connettivista, di cui tu sei membro attivissimo. Ci saranno presto novità anche su questo versante? Altri romanzi, o magari qualcosa che al momento non riesco neanche a immaginare?

Sì. Credo qualcosa che tu non riesci nemmeno a immaginare, di cui non posso parlare e che potrebbe articolarsi in complessità similfrattali da non riuscire nemmeno a descrivertelo. Ci stiamo lavorando. Ma non sarà pronto presto. Per il momento ci godiamo ancora Nuove Eterotopie, perché per noi rappresenta una pietra miliare, il punto di arrivo e di ripartenza. Il Connettivismo proseguirà con una nuova linfa, probabilmente con modalità diverse, ma con lo stesso entusiasmo artistico che si respira nel Manifesto.

Seguo con interesse anche la pagina Facebook, e il blog, di Nazione Oscura Caotica, un movimento artistico che ha creato una Nazione immaginaria con una propria Costituzione, una propria moneta, ecc. Nel blog infatti si parla soprattutto di attualità, politica internazionale e altre questioni che di recente stanno turbando i sonni del pianeta Terra. Quanto è importante la politica internazionale nella tua visione letteraria? E soprattutto, esistono bunker antiatomici nel caso in cui scoppi una guerra nucleare (giusto per sapere se devo fare il biglietto per Livorno…)?

Fondamentale. Non c’è un mio romanzo che non affronti la politica internazionale, sempre in modi e sensibilità diverse, senza appesantire la lettura e senza privarla della funzione principale della narrativa, che è quella di evadere dalla realtà riflettendo sulla realtà stessa. Spesso sono presenti distopie, e nel mio primo romanzo Il Grande Tritacarne, così come nella Trilogia degli Inframondi, c’è la minuziosa descrizione di una serie di piccole utopie e distopie, dove si affrontano problematiche sociali e religiose, politiche e storiche, ma anche economiche e finanziarie. Ci sono anche micronazioni fittizie (come quella che ho fondato io), criptonazioni e infranazioni (nazioni a cavallo tra un universo e l’altro). Abbiamo un bunker, certo, non si trova a Livorno, ma a Torriglia, in provincia di Genova. Non so se è a prova di radioattività o Sarin, ma è fatto di solida pietra ligure. Come armi disponiamo di un arsenale delle tanto vituperate armi chimiche. Non credo siano bandite dalla Convenzione di Ginevra: sono decine di fiale puzzolenti.

Parte di Arsenale chinico Nazione Oscura Caotica

Un’altra domanda sul futuro. A cosa stai lavorando, se ti va di dircelo?
Oltre ai seguiti di Pulphagus e al “progetto multiforme e ineffabile connettivista”, ho qualche racconto tra la testa e la tastiera (nel senso che alcuni sono già scritti e da pubblicare, altri solo pensati), e infine, un progetto per il 2019 di un capolavoro. Che si lavora a fare se non per un capolavoro? 🙂

Ti lascio con una domanda aperta sui tuoi progetti musicali. Qualche news?

Nel 2015 ho chiuso il mio progetto Krell come “puro compositore di musica” dopo ben 9 CD e un ultimo DVD: “Prognosis” . Si tratta di una consiglitissima serie di videoclip dei migliori brani di Krell, girati da diversi autori. Da quel momento Krell si dedica alla commistione di musica e arte, rappresentata, più che da tante parole, dalla prima uscita KREDRZ, un oggetto artistico concettuale che all’interno contiene un CD che… non si trova! Il secondo progetto dovrebbe uscire quest’anno e unisce pittura su tela con musica sperimentale. Trovate tutto sul nuovo sito www.kremo.it, i libri, i CD e tutto il resto, e funziona anche per chi non gliene frega niente. 🙂

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