La traduzione di un mondo intero – e fantastico

La Leggivendola

Buona parte di ciò che leggiamo viene da un’altra lingua, e probabilmente è anche per questa ragione che stiamo dando un’importanza sempre maggiore alla traduzione.
Il traduttore è incaricato dell’arduo compito di decidere il modo migliore di riportare una narrazione in un dato contesto culturale e linguistico, e dovrà farlo lavando via un mondo di senso dalle parole che lo compongono per trasformarlo in un altro mondo, completamente diverso e del tutto uguale.

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Va da sé che esistono diverse scuole di pensiero; c’è di predilige un contatto più stretto con l’opera fonte dal punto di vista sintattico e chi preferisce far sì che sia il senso ad aderire maggiormente, anche a costo di stravolgere la forma del testo.

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C’è chi in passato ha fatto scelte complesse, che riverberano intatte anche dopo la loro morte; le scelte che ci hanno portato, oggi, a conoscere mondi finzionali coi nomi che diamo loro.
Il primo a venirmi in mente è L’isola che non c’è, in originale Neverland. La penna di J.M. Barrie ha scaturito Peter Pan e l’isola su cui abitava insieme ai bimbi sperduti e a Capitan Uncino. In che altro modo potremmo conoscerla, se non avesse avuto il nome con cui la chiamiamo adesso? La Terra del Mai? L’Isola del Mai Più? Decidere per l’azzeccatissimo L’isola che non c’è potrebbe non essere stato così semplice e ovvio come ci verrebbe da credere, avendola sentita chiamare così per tutta la vita; il passaggio da Wonderland a Paese delle meraviglie appare, giustamente, assai più immediato.

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Altri esempi piuttosto letterali di traduzione di luoghi fantastici sono i casi della Terra di Mezzo tolkeniana (Middl-earth), del Mondo Disco creato da Terry Pratchett (Disc World), del mondo di Terra Mare di Ursula Le Guin (Earthsea) e della Londra di Sotto di Neil Gaiman in Nessundove.
Se Hogwarts però è rimasta tale e quale, – giustamente – dev’essere stata una questione un po’ più spinosa tradurre le quattro Case della Scuola di Magia e Stregoneria, per non parlare delle strane creature che abitano il mondo dei maghi e tutti gli incatesimi e i bizzarrissimi oggetti. Ancora più difficile dev’essere stato affibbiare un nome ai personaggi, alcuni dei quali sfoggiano le loro caratteristiche fisiche e caratteriali già a partire dal nome. Si tratta spesso di scelte assai dibattute, essendo fonti di un giudizio personalissimo; difficilmente qualunque altro traduttore avrebbe scelto di tradurre Dumbledore in Silente o McGonagall in McGranitt. Non che questo debba intendersi come un giudizio negativo sulla traduzione, tutt’altro. Si tratta di un adattamento estremamente ragionato, fino ai limiti della pignoleria. Ogni termine è stato soppesato in ogni sua sfumatura, scrutando con attenzione alle minime sfaccettature del suo significato. Certo, ci sono scelte con cui è plausibile dissentire, ma la verità è che è molto difficile trovare una traduzione con le cui scelte concorderemmo in toto.

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Sappiamo che il traduttore deve limitarsi al lavoro di interprete, e operare combiamenti sull’opera-fonte corrisponde al divieto massimo. Ma a volte un termine deve dare vita a un intero mondo di sensi inconciliabili, e il traduttore deve impegnarsi nella costruzione stessa del significato, diventando a quel punto un aiutante, se non un complice, nell’atto stesso della creazione.
Le complesse magie che devi padroneggiare quando operi nel mondo delle lettere.

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