A chi mando il mio racconto?

La Leggivendola

Scrivere racconti è considerata un’attività assai più semplice rispetto alla costruzione di romanzi interi. Sarà che siamo abituati, per esigenze educative, a scrivere in forma breve, schiacciando informazioni in testi di poche pagine, redigendo temi in cui lo svolgimento deve seguire lestissimo l’inizio per virare nel minor numero di righe possibile in una conclusione coerente prima del suono della campanella.

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La forma del racconto sembra in qualche modo essere percepita come una soluzione semplice, più immediata rispetto alla complessità del romanzo. Abbiamo pochi grandi autori di racconti davvero famosi; ci sono Alice Munro, Raymond Carver, George Saunders; diverso il caso della letteratura di genere, che in origine brillava proprio per le sue short stories, la cui lunghezza era determinata dalla pubblicazione su riviste specializzate.
Le raccolte di racconti sono tuttora spesso percepite come una produzione minore rispetto a quella più importante dei romanzi. Tuttavia, in un’intervista rilasciata a gennaio alla testata Cattedrale, Daniele di Gennaro di minimum fax ha rilanciato sulla centralità del racconto, pur lamentando la chiusura della stessa industria editoriale, smentendo la credenza popolare che sia mal recepito dal pubblico.
Due anni fa anche Vanni Santoni diceva la sua su Vice; anche secondo lo scrittore-editor il problema della ricezione del racconto appare amplificato dagli editori stessi e dal modo in cui presentano le raccolte.
È anche vero che io stessa mi sono avvicinata alla forma breve solo di recente. Qualche mese fa mi sono imbattuta in Martin il romanziere, raccolta di racconti di Marcel Aimè, pubblicata da L’Orma, e ho capito che le mie remore erano malriposte.

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Purtroppo, essendo una novizia nel mondo del racconto, non ho poi molte indicazioni da elargire, ma si fa quel che si può. Per cultori di siffatto formato narrativo, in particolare per gli scrittori, ecco una lista non esaustiva di papabili destinazioni per le vostre novelle:

Riviste specializzate

Esistono, eccome. C’è la già citata Cattedrale, che prende il nome dalla raccolta più celebre di Raymond Carver. Ci sono anche la giovane testata Tre Racconti, le riviste Carie e Inutile.
Per quanto riguarda la letteratura di genere, in cartaceo e digitale su distribuzione nazionale c’è Il lettore di fantasia.

Case editrici

Quelle specializzate in racconti non sono poi molte, prendiamone atto. Già conosciamo i nomi delle “grandi” che accettano di pubblicare raccolte, ma chi scrive deve per forza pensare anche in piccolo; un piccolo che comunque non pregiudica affatto la qualità e l’affidabilità delle pubblicazioni.
Prendiamo la giovanissima Racconti edizioni, o i bislacchissimi titoli Gorilla Sapiens, o ancora NEO. Edizioni.
Volendo virare verso la letteratura di genere, pure qui troviamo spazi più che edificanti: Edizioni Hypnos, Acheron Books, Dunwich edizioni.

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Spero di esservi stata utile, ma non ci conto poi molto. Tra i tanti nomi possibili, ho preferito citare soltanto editori e testate che privilegiano attivamente il racconto rispetto al romanzo. Non sono molti, ma vi invito anche a dare un’occhiata ai link che seguono l’articolo.
E buona fortuna a tutti.

Fonti e approfondimenti

Viaggio sulle riviste indipendenti italiane

Perché in Italia abbiamo paura dei racconti?

I racconti non vendono – Intervista a Daniele di Gennaro

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