Libri e mestieri: il momento d’oro dei traduttori

Marina

Fino a poco tempo fa sottovalutato, il ruolo del traduttore è delicato e fondamentale. Come l’editor o il correttore di bozze lavora spesso dietro le quinte, aiuta un’opera a essere compresa e diffusa, a conquistare nuovi lettori e a raggiungere aree geografiche dove altrimenti non arriverebbe.

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Normalmente chi intraprende questa strada si laurea in Lingue e Letterature Straniere per poi seguire vari master e corsi di specializzazione. Oltre a una conoscenza approfondita di una o più lingue straniere e a una perfetta padronanza della propria lingua, ci sono altre competenze da cui non si può prescindere. Micol Cerato, traduttrice per Newton Compton e Triskell Edizioni, dice: “Non basta conoscere alla perfezione una lingua, altrimenti i bilingui sarebbero tutti traduttori provetti. Entrano in gioco altri fattori, come la sensibilità linguistica, la capacità di soppesare le parole e produrre una frase armoniosa e orecchiabile, ma anche l’umiltà di non voler imporre la propria voce su quella degli autori che si traducono e la lucidità di riconoscere questo rischio”.

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Lavoro prevalentemente femminile ─ secondo alcuni dati diffusi dall’Unione Europea il 65% delle traduttrici europee sono donne ─, è un mondo variegato e in continuo cambiamento. C’è chi ha scelto questa strada perché si sente cittadino del mondo e da sempre ama le lingue e adora viaggiare, ma c’è anche chi apprezza il lato solitario di questa professione, fatto di tante ore a stretto contatto con i libri e il pc, lontani per esempio da un ufficio affollato e da lunghe riunioni. Tutti, però, sono ovviamente accomunati da un grande amore per i libri, la lettura e la scrittura.

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Negli ultimi anni molte trasformazioni stanno rinnovando e rivoluzionando questo settore: nuove tendenze, aree geografiche inesplorate, inedite modalità di organizzazione e di confronto, ma anche una maggiore attenzione al ruolo del traduttore, come dimostra il caso di Fabio Cremonesi, interprete “ufficiale” di Kent Haruf. Proprio su questo aumento di interesse Eva Valvo, che traduce prevalentemente dal danese ed è impegnata in progetti di visibilità e formazione dei traduttori, dice: “Il lavoro del traduttore, tradizionalmente nascosto, in questi ultimi tempi sembra suscitare più curiosità, anche se ovviamente la crisi che colpisce il mercato editoriale si riflette sui titoli tradotti e dunque anche sul nostro lavoro”. Della stessa opinione è Micol Cerato: “La crescente importanza che s’inizia a riconoscere alla figura del traduttore è confermata dagli importanti sforzi di alcune realtà editoriali: penso alle note del traduttore proposte dalla NN Editore o all’impegno della Minimum Fax nel metterne il nome in copertina o, più in generale, ai vari premi istituiti. Al tempo stesso, mi sembra anche che ci sia spesso un divario profondo tra l’operato di case editrici attente al tema e altre che vi prestano molta meno attenzione”.

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Riguardo alle nuove tendenze Loredana Serratore, che traduce da più di dieci anni dall’inglese e dallo spagnolo per Mondadori Ragazzi e Piemme, racconta: “Dopo la crisi degli ultimi anni si sta ricominciando a puntare su nuovi autori stranieri, soprattutto nei settori che hanno risentito meno del calo di vendite, come quello per bambini e ragazzi. È ancora importante la tendenza dei gialli nordici, c’è una riscoperta della letteratura per l’infanzia dei Paesi del Nord Europa e si comincia a guardare anche più a Est, tanto che il Paese ospite d’onore alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna quest’anno è la Cina. Un altro settore che sta andando moltissimo è quello del fumetto e del graphic novel, che da segmento di nicchia è entrato di prepotenza nelle collane di gran parte delle case editrici”. Micol Cerato aggiunge: “La mia impressione è che ci siano sempre più case editrici che cercano di curare cataloghi approfonditi e innovativi, come Edizioni Sur e La Nuova Frontiera per il fronte latinoamericano, Gran Vía Edizioni, Edizioni Arcoiris o Edizioni Black Coffee per la valorizzazione della letteratura nordamericana, soprattutto femminile ed esordiente. Mi sembra anche, in generale, che ci si stia aprendo a realtà meno esplorate, sia da un punto di vista geografico, con autori africani o asiatici, sia di posizionamenti esistenziali, per esempio relativi all’orientamento sessuale, come dimostra la scelta di La Nave di tradurre le poesie di Ocean Vuong”.

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I rischi di questo lavoro sono principalmente legati alle condizioni precarie, all’isolamento e all’alternarsi di momenti di lavoro molto intenso con scadenze strettissime ad altri di “calma piatta”. Esistono comunque i mezzi per uscire dall’isolamento: in primo luogo, come racconta Eva Valvo, per difendere i propri diritti esiste  il sindacato Strade, che fa un enorme lavoro per migliorare le condizioni della categoria. Loredana Serratore, inoltre, ricorda che negli ultimi anni i traduttori hanno iniziato a “fare rete”, creando occasioni di incontro e di confronto: “La Casa delle Traduzioni a Roma e il Laboratorio per l’Editoria Formentini a  Milano ospitano ogni mese eventi pubblici e seminari tematici organizzati da AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti) e StradeLab (costola del sindacato dedicata alle iniziative formative e culturali), mentre TableT è un tavolo di discussione aperto ai traduttori che sentono il bisogno di condividere con i colleghi un dubbio o un aspetto complesso di una traduzione, un format nato a Milano che presto verrà replicato in altre città italiane”.

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Le fatiche maggiori, oltre ai tempi, di cui abbiamo già detto, sono quelle legate alla dimensione di libero professionista, e al fatto che ovviamente capita di incontrare testi più difficili, con i quali ci vuole più tempo per entrare “in sintonia”.

Sono però tante e grandi le soddisfazioni, che arrivano nel momento in cui ci si rende conto di aver compreso a pieno il senso di un libro. Quando si sente in testa la voce dell’autore o del protagonista, e si è consapevoli di aver reso nella propria lingua le sfumature e le sottigliezze dell’opera originale. È un modo bello e importante di partecipare alla nascita di un libro, che comporta la responsabilità di aver riportato alla luce un’opera d’arte altrimenti nascosta e irraggiungibile. José Saramago ha scritto: “Gli scrittori creano la letteratura nazionale, mentre i traduttori rendono universale la letteratura”.

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