Una chiacchierata con Maico Morellini, autore di fantascienza

Stefano Spataro

Hai vinto il Premio Urania nel 2010, hai pubblicato un altro romanzo, sempre nella collana Urania, e diversi racconti altrove. Come è cambiato, se lo ha fatto, il panorama fantascientifico italiano in questi otto anni?
Dal mio limitato osservatorio, posso dire che in questi ultimi anni il panorama fantascientifico italiano si è arricchito. Nuovi piccoli editori molto laboriosi e attenti hanno variegato l’offerta per gli appassionati con titoli nuovi e interessanti, italiani e non. La grande variabilità di autori e autrici di cui disponiamo ha dimostrato di poter accontentare lettori molto differenti con una produzione molto eterogenea. Se però si è arricchito dal punto di vista dell’offerta non sono certo lo abbia fatto anche dal punto di vista della domanda: non ho statistiche sottomano, perciò vado puramente di intuito, ma credo che il parco lettori fantascientifico sia sempre più o meno quello. Sono pronto a essere entusiasticamente sbugiardato!

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Philip Dick, nel suo Vita breve e felice di uno scrittore di fantascienza, descrive l’ambiente letterario di genere di quegli anni come un paradiso terrestre, pieno di autori che si scambiano opinioni sui loro lavori e si sostengono l’un l’altro nella loro difficile attività. In Italia, attualmente, accade lo stesso?
Di nuovo posso rispondere solo attingendo alla mia limitatissima esperienza personale e per quanto mi riguarda non trovo grandissimo sostengo da parte di colleghi. Non credo però sia per colpa di qualcuno in particolare ma solo per mancanza di opportunità. Ho stretto qualche bel legame in questi anni e capita ogni tanto di raccontarsi le reciproche disgrazie letterarie ma lo scambio finisce lì. Come dicevo, credo sia solo una questione di opportunità: io non sono un grande fruitore di social e non riesco a frequentare molto gli incontri di settore (fiere o convention) perciò togliendo questi due pilastri comunicativi diventa difficile confrontarsi davvero con colleghi scrittori. Da quello che vedo, però, ci sono altri che invece hanno intessuto rapporti come quelli a cui faceva riferimento Dick perciò credo dipenda proprio da fattori molto che spesso poco hanno a che fare con la mera volontà. Opportunità mancate, le definirei. E quello che le fa mancare è la mole di cose che tutti dobbiamo fare quotidianamente.

Il tuo secondo romanzo, La terza memoria, ha il pregio non comune di mischiare mirabilmente fantascienza e fantasy, utilizzando il pretesto non comune, ma azzeccatissimo per un romanzo, della “scrittura come potere”. Da dove ti è venuta l’idea?
L’idea alla base de La terza memoria ha una doppia genesi: da un lato c’è l’amore viscerale che nutro per la scrittura. E renderla un vero e proprio personaggio, renderla capace di trasformare in realtà ciò che descrive, mi sembrava il modo migliore per trasmettere questo amore. Dall’altro c’è un piccolo monito: viviamo in un momento storico nel quale tutti scrivono quello che gli passa per la testa senza pensare alle possibili conseguenze. Un gesto così nobile come scrivere concetti e pensieri diventa un’operazione meccanica, svolta senza riflessione e responsabilità. Con La terza memoria ho voluto provare a dire:”Ehi, attenzione. Quello che scrivete ha SEMPRE un peso”.

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Oltre che scrittore, sei da sempre impegnato in una costante attività di recensore di film e libri di genere. L’hai fatto con Yavin fino a qualche anno fa, continui tutt’oggi con Nocturno e il tuo sito web, vera e propria bussola per gli appassionati del genere. Quanto è importante l’essere fruitore nella tua produzione?
Io nasco prima di tutto come appassionato di cinema e poi come appassionato lettore perciò la fruizione è, secondo me, un passaggio fondamentale del processo creativo. Rilancio: mi è impossibile, quando descrivo una scena, non immaginarla come se facesse parte di una sequenza cinematografica. Non so se questo sia un bene o un male, ho sentito tutto e il contrario di tutto a riguardo, ma è un dato di fatto. Il cinema è un’arte comunicativa molto potente e offre un terreno di confronto comune con un vastissimo pubblico. Capirne i meccanismi può trasformarlo in un prezioso alleato. Per quando riguarda i libri, sono ancora più fondamentali. Dai libri si imparano tantissime cose. Si impara quali errori non commettere e quali strategie mettere in campo per ottenere il miglior risultato. Senza fruizione, non ci potrebbe essere creazione matura.

Da consulente informatico, nonché esperto della materia, qual è secondo te il futuro dei libri digitali? Pensi che in Italia possa essere un mercato in espansione? E in cosa potrebbe impegnarsi una casa editrice decisa a investire in questo nuovo medium?
Premetto che quello dell’editore è un mestiere molto difficile, soprattutto se fatto bene, e che vedo gli editori seri (soprattutto piccoli e medi) come veri e propri eroi perciò posso offrire loro la mia ammirazione ma ben pochi consigli. Detto questo, credo che il mercato digitale abbia un suo bacino interessante che di certo può e deve crescere soprattutto per quanto riguarda l’offerta di prodotti che diversamente non troverebbero spazio tra gli scaffali delle librerie. Mi riferisco in particolare al formato narrativo del racconto: grazie al digitale può essere portato all’attenzione del pubblico cosa che prima era molto più complicata. In cosa investire? Mah. Forse in qualcosa che possa sfruttare la multimedialità dell’ebook. Magari legare alcune storie a delle app dedicate in modo da raccogliere lettori anche attraverso esperienze non immediatamente legate alla lettura. Ma da addetto ai lavori so che tutto questo ha un costo, e pure elevato, fuori portata per la piccola e media editoria. Forse le grandi CE dovrebbero investire in questo senso, ma lì entrano in gioco altre logiche di cui capisco ancora meno.

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Parlaci dei tuoi progetti per il futuro. Vedremo presto un nuovo romanzo di fantascienza?
Il 2017 è stato un anno dedicato quasi esclusivamente ad altre sperimentazioni (se escludiamo tre racconti di fantascienza pubblicati) e spero in questo 2018 di poterne raccogliere i frutti. In particolare ho un romanzo weird vittoriano che spero di poter pubblicare in fretta e un romanzo breve a tema ‘casa infestata’ che devo limare ma che è praticamente pronto. Buona parte di questo 2018 credo lo dedicherò ad altre sperimentazioni prima di poter tornare alla fantascienza.
Grazie mille dello spazio che mi avete offerto!

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