A ognuno il suo stile: scrittura e caratteri

Marina

Ecco un altro post dedicato ai consigli sulla redazione di un testo, per risolvere alcuni dei dubbi più comuni tra chi ama scrivere, e magari sogna di vedere pubblicato il proprio manoscritto, ma non ha confidenza con le norme editoriali. Avere dei punti fermi da rispettare può aiutare a scrivere in modo più scorrevole e fluido. Una volta imparate alcune regole, poi, si perde meno tempo a interrogarsi in continuazione sugli aspetti formali e ci si può concentrare meglio.

Quando si scrive, per prima cosa si sceglie un carattere (ognuno in genere ha il suo preferito, tra i più usati ci sono Georgia, Times New Roman, Times, Arial, Helvetica e Verdana). Ogni carattere, poi, ha un corpo, cioè una dimensione, e una variante, o stile, cioè un modo in cui si presenta.

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Vediamo quali sono le varianti principali e come vanno usate.
Il tondo (libro) è la variante di base per ogni carattere e quella che viene usata per il testo nel suo complesso. Può essere sostituito dal corsivo nelle pagine di prefazione di un libro, a patto che queste non siano molto numerose.
Il corsivo (libro) serve principalmente per segnalare ai nostri lettori la volontà di distinguere una o più parole dal testo base. In particolare va usato:
– per tutti i termini stranieri che non sono entrati nell’uso corrente italiano
– per i nomi di navi, aerei e altri mezzi di trasporto (Orient Express, Titanic)
– per i titoli di libri, articoli, quadri, sculture, film o canzoni. Fanno eccezione Bibbia, Vangelo e Testamento, da lasciare in tondo con la prima lettera maiuscola
– per i termini in latino della classificazione zoologica e botanica: la prima parola va con l’iniziale maiuscola e la seconda con la minuscola (Homo sapiens)
– in alternativa all’uso delle virgolette: per mettere in evidenza una o più parole (conta quello che dici e non quello che fai), per segnalare che una parola è usata in quanto tale e non in relazione al suo significato (la parola bello ricorre troppe volte in questo articolo), oppure per i termini di cui si dà una spiegazione (pericolo qui va inteso nel senso di…).
L’uso eccessivo del corsivo rischia di appesantire un testo, per cui se una parola viene usata molte volte in un libro si può scegliere di metterla in corsivo solo la prima volta. In più, in genere il corsivo è alternativo alle virgolette, quindi l’uso di uno tende a escludere l’altro.
Ultima accortezza, la punteggiatura interna a un corsivo va in corsivo e quella che separa due corsivi o che si trova alla fine di un’espressione in corsivo va in tondo. Nelle correzioni a mano il corsivo si indica con una sottolineatura semplice della parola o con l’abbreviazione C.vo.
Il neretto o bold (libro) compare poco nei testi, a parte nei libri scolastici, nei dizionari o nella manualistica. Il suo uso va limitato il più possibile e riservato quasi esclusivamente ai titoli, così come il neretto corsivo, una variante non presente in tutti i caratteri. Il correttore di bozze che vuole suggerire un neretto sottolinea la parola con una riga ondulata oppure usa l’abbreviazione N.tto.
La sottolineatura (libro), salvo alcuni casi molto particolari, non viene mai usata in un libro. Nelle correzioni di bozze si usa la sottolineatura a mano per indicare tutto ciò che in un testo va in corsivo.
Il maiuscoletto (libro) è una variante in cui tutte le lettere hanno forma uguale a quella del maiuscolo, ma altezza ridotta (di poco superiore a quella del maiuscolo) e si usa:
– per i sottotitoli di capitolo o per i titoli dei sottocapitoli
– nei rinvii bibliografici
– al posto del maiuscolo per le sigle, soprattutto se molto lunghe o per parole o frasi che richiederebbero il maiuscolo.
All’interno di un testo in maiuscoletto non si usano le maiuscole, mentre eventuali corsivi rimangono in tondo tra virgolette.

In conclusione, chi vuole scrivere un romanzo dovrebbe cercare di limitare l’uso di bold e maiuscoletto a titoli e bibliografie, evitare le sottolineature e usare il tondo per il corpo principale del testo, alternandolo al corsivo dove necessario (e, se vuole, nella prefazione). Diverso è il discorso per scolastica, manualistica e saggistica, ma è difficile che uno scrittore esordiente parta da questi generi e di solito in questi casi si lavora a stretto contatto con l’editore o lo studio editoriale che segue il progetto.

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