Joe R. Lansdale, uno scrittore che tocca (e ibrida) tutti i generi

La Leggivendola

Prendiamo Stephen King.
Ecco, Stephen King è il volto dell’horror contemporaneo. Sì, lo so che ci sono molti altri validissimi scrittori, magari pure più abili nel produrre brividi, angosce e insonnie. Però il primo nome che balza alla mente di moltissimi lettori è quello del Re dell’horror.
Per il giallo la questione si fa già più complicata. Ci sono Ruth Rendell, Elizabeth George, Agatha Christie. Per il thriller combattono Jeffery Deaver, Michael Connelly, Tom Clancy e una nutritissima compagnia. Per la letteratura rosa abbiamo Danielle Steele, per il fantasy ci pensano J. R. Tolkien e George R. R. Martin e via dicendo.
Tutto questo per dire, con inutile abbondanza di parole, che solitamente gli scrittori si dedicano di norma a un unico genere, e i più fortunati arrivano a diventarne il simbolo. Non va così per tutti, però.
C’è pure Joe R. Lansdale.

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Superfluo presentare Lansdale; uno degli scrittori più famosi e prolifici dell’America contemporanea, ideatore di un’arte marziale che insegna lui stesso nel suo adorato Texas, ispiratore di film e serie televisive che, mannaggia, ancora mi devo guardare. Ma due parole possiamo anche spenderle, via.
Joe è nato nel 1958, adora fumetti e B-movie e pubblica numerosi racconti su riviste specializzate finché, nel 1980, esordisce con Atto d’amore, il suo primo romanzo. Da allora ha scritto decine di volumi tra raccolte di racconti, romanzi autoconclusivi e la fortunatissima serie dedicata alle avventure pulp di Hap e Leo, due bizzarri giustizieri.
Qual è dunque la particolarità di Landsdale? Perché sono partita con la pappardella sui generi letterari e sono passata subito a parlare del vecchio Joe?
Perché Joe non ha un unico genere di riferimento. Come dicevo all’inizio, dici “horror” e dici King; dici Lansdale, e puoi al massimo esalare un sospiro gonfio di indecisione.

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La serie di Hap e Leo, che ha recentemente ispirato una serie televisiva e che conta la bellezza di dieci volumi, si può definire come un miscuglio di noir, pulp e thriller.
La trilogia di La notte del drive-in – che consiglio a chiunque di leggere, per me rimane il suo capolavoro – è insieme horror, fantascienza, weird e chissà che altro.
Si diletta pure col western, il vecchio Joe, con La morte ci sfida e Il carro magico, premurandosi comunque di aggiungervi quell’horror che adora e quel tocco pulp che forse è la sua firma più autentica.
Alcuni dei suoi romanzi più riusciti sono però privi di elementi soprannaturali; quando vuole dedicarsi alle tematiche sociali che gli stanno più care – il razzismo negli Stati Uniti – è come se non sentisse il bisogno di ricorrere a zombie e vampiri. Basta un cappuccio bianco a punta per far venire brividi e provocare conati. E quanto c’è riuscito bene, con In fondo alla palude, Tramonto e polvere e, contrassegnato come lettura per ragazzi, L’ultima caccia.

Intendiamoci, non è che Lansdale sia l’unico scrittore celebre in grado di saltare da un genere all’altro. Forse è la consapevolezza del suo pubblico a fare la differenza. Anni fa, quando J. K. Rowling ha pubblicato il suo primo romanzo per un pubblico adulto, Il seggio vacante, ricordo le infinite polemiche per i suoi personaggi che facevano uso di droghe e di un linguaggio volgare. Il punto è che chi scrive all’interno di un dato genere, finisce per abituare il lettore ad aspettarsi sempre lo stesso genere. E quelle aspettative possono trasformarsi in una trappola, in una morsa che impedisce allo scrittore di esprimersi pienamente.

Joe a questa trappola non ci si è neanche avvicinato; e se anche gli fosse capitato, sono certa che l’avrebbe ribaltata con una risata.

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