Come scrivere la quest perfetta

Stefano Spataro

Eccovi un altro articolo dal titolo tanto laconico quanto pretenzioso. Come fare a costruire una quest che abbia tutte le carte in regola per funzionare e, perché no, magari permettervi di farvi pubblicare il vostro romanzo d’avventura? Ho volutamente usato questo termine generico per lasciare fuori qualsiasi costrizione di genere. Pur essendo utilizzata in maniera importante nel genere fantasy, infatti, essa non è a totale appannaggio di questo.

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Partiamo però dalla sua definizione, pura e semplice: la quest è la ricerca di un posto, di un oggetto o di un individuo, che richiede all’eroe della storia di lasciare la propria casa, in senso lato, per trovarlo.

Può essere un escamotage narrativo per portare avanti la trama, mettere un po’ di pepe e di azione all’interno della storia, oppure può essere la chiave di volta su cui si regge l’intero romanzo. In ogni caso l’eroe deve partire per cercare quel qualcosa che la storia richiede, e noi siamo costretti in qualche modo a seguirlo.

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La quest classica ruota di solito intorno a un gruppo di personaggi principali piuttosto che intorno a un unico protagonista. Di solito il gruppo contiene, oltre all’eroe, le seguenti tipologie: un amico leale all’eroe e completamente fidato, un comprimario che è invece l’opposto dell’eroe, sia mentalmente che fisicamente, un gruppo più o meno folto di personaggi equilibrati sia psicologicamente che come forza, che supporteranno l’eroe qualsiasi cosa accada e infine una massa generica di compagni che non avranno alcun nome poiché camperanno poco perché qualcuno si preoccupi troppo di loro.

Tutto inizia, o dovrebbe iniziare, con una chiamata. Se pensate al Signore degli anelli, avete capito di cosa sto parlando: un’autorità chiama a raduno alcuni uomini valorosi al fine di compiere una missione se non impossibile, davvero improbabile. Il pretesto potrebbe essere diverso, come il rapimento di una persona importante e la sua conseguente ricerca, o il ritrovamento di una mappa del tesoro. Ovviamente non mancano esempi anche nella fantascienza e, come ho detto prima, per portare avanti la trama, anche in altri generi come il noir e l’horror.

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Ma quando la quest è centrale per la storia, il passo successivo alla chiamata è quasi sempre un viaggio lungo e impervio. È chiaro che il nostro gruppo di eroi non porterà a termine la sua missione tanto facilmente. Gran parte del viaggio sarà infatti in territori nemici e ostili, lungo strade colme di tranelli e insidie. Nel fantasy, ma anche nella letteratura classica, possiamo trovare mostri, tentazioni e miscugli tra essi (si pensi all’Odissea). Ma anche la stessa ambientazione può essere d’ostacolo alla missione, come passi invalicabili, piramidi piene di trappole fatali, fino ad arrivare al viaggio nell’aldilà (con buona pace di Dante, anche la sua, in fondo, era una quest niente male).

Non dimenticate insomma che il percorso dei nostri eroi è la ciccia del racconto. È durante questa strada che potrete sbizzarrirvi nel realizzare le avventure più intriganti e pericolose. State attenti a non esagerare però. Durante avventure rischiose di questo tipo è giusto che il gruppo abbia degli scombussolamenti interni, che si affatichi e che ci siano delle perdite: siate prodighi quindi di momenti di pausa e rigenerazione, di dialoghi che facciano emergere contrasti nel gruppo e soprattutto non lasciate che sopravvivano tutti.

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L’arrivo poi non necessariamente porta alla fine dei giochi. Spesso nella letteratura si trovano delle prove finali che i personaggi (chi ci arriva) devono superare. Di solito l’unico a farcela è proprio il protagonista, o al massimo il suo fedele compagno (c’è addirittura chi sostiene che il vero protagonista del Signore degli anelli sia Sam e non Frodo). Mettete in scena qualche test da superare, o una meravigliosa sfida con il nemico finale, ad esempio, e finalmente il ritrovamento (o la distruzione) dell’ambito tesoro/principessa/luogo incantato potrà essere portato a termine.

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Guardando un po’ da lontano i punti che vi ho elencato, lo schema generale della quest sembra ricalcare la struttura di alcuni classici antichi, l’Odissea, Beowulf e, abbiamo visto, anche la Divina Commedia, solo per nominarne alcuni. Che sia questo il motivo per il quale Star Wars, Indiana Jones, Blade Runner e altri innumerevoli capolavori contemporanei riescono a tenerci attaccati alle pagine o allo schermo? Non c’è dubbio che il mezzo funziona. Nello scrivere una quest bisogna tuttavia essere in gamba a mescolare bene gli elementi, a utilizzarli in modo originale e, soprattutto, non lasciarsi prendere troppo la mano, ponderando sempre e comunque la verosimiglianza di quello che si sta scrivendo, sebbene sia un’avventura ambientata fuori dal mondo come noi lo conosciamo.

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