Perché in tv e in letteratura adoriamo i redenti?

LaLeggy

Attenzione spoiler su alcuni personaggi del Trono di spade e di Harry Potter

La settimana scorsa ho finalmente terminato la visione di Stranger Things. Partivo con aspettative alte, e la serie Netflix mi ha portata ancora oltre. Stranger Things mi è piaciuto un sacco, a partire dai personaggi, a seguire l’atmosfera e infine la trama. Non che il tema sia particolarmente complesso né originale, tutt’altro, ma il modo in cui interagisce coi personaggi, e il modo in cui questi finiscono per costituirsi in diversi gruppi che si muovono in parallelo… beh, sono cose che fanno mostra di un’affinata abilità di scrittura. Mica roba da poco.
C’è però una cosa che mi ha colpita particolarmente di Stranger Things, e non si tratta del finale azzeccatissimo né della dicitura demodog, comunque pregevolissima – qualcuno lo mandi all’Accademia della Crusca perché Dustin possa reclamare il suo petaloso onore.

steve harrington

A stupirmi è stato il personaggio di Steve Harrington, che tra la prima e la seconda stagione ha compiuto una maturazione meravigliosa. Dal bambolotto eccessivamente sicuro di sé – e della sua chioma – con atteggiamenti aggressivi e colpevolmente superficiale, si è trasformato in un essere umano responsabile, sensibile, attento. Già nel finale della prima stagione il suo salto da un lato all’altro della dignità sociale mi aveva favorevolmente stupita: è una soddisfazione narrativa non da poco poter assistere a personaggi non statici, in grado di cambiare in modo così estremo e tuttavia credibile.
Dicevo, quello che mi ha stupita di Steve Harrington: il fatto che, chiacchierando con gli amici con cui ho seguito la serie, mi sono accorta che a tutti noi importava più di Steve che di qualsiasi altro personaggio.
(A parte Dustin. Dustin è inarrivabile.)

Jaime-Lannister-Game-of-Thrones

Non è che in Stranger Things manchino i personaggi positivi e interessanti, tutt’altro. Eppure gli occhi del pubblico – anche facendo caso ai meme usciti dal fandom – sono puntati soprattutto su Steve e sulle sue abilità di baby-sitting. E io, tra una discesa e l’altra nell’Upside Down, mi sono chiesta perché. E mi sono data una risposta abbastanza repentina.
A noi piacciono i redenti. Ci piacciono i personaggi di cui abbiamo visto il peggio, ci piace vedere la loro risalita verso la decenza. Quando un personaggio cattivo o borderline diventa buono, ecco, forse qualcosa dentro di noi tira un sospiro di sollievo, e ci sentiamo rassicurati, dalla parte giusta. Vai a sapere perché.

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È uno dei motivi che sta alla base del successo di Game of Thrones: Jaime Lannister, Sandor Clegane, Theon Greyjoy sono tra i personaggi seguiti con più interesse, e sulle cui sorti il pubblico si interroga maggiormente, cosa che si riflette nello spazio televisivo dedicato alle loro vicende. Uno dei miei personaggi preferiti è appunto Theon: ma a chi importerebbe qualcosa di Theon, se non avesse tradito Robb, se non si fosse macchiato di sangue e menzogne, se fosse partito già da subito come una persona leale e responsabile? A nessuno, probabilmente. Sarebbe stato un altro Robb, o un altro Jon. Un altro “bello, ok, ma possiamo passare a personaggi più interessanti?”.
E sarà pure un’ovvietà, a questi punto, ma è il caso di citare Severus Piton (Snape per i Potterhead più pignoli. Tipo me), la cui soglia di gradimento da parte del pubblico ha subito un’impennata una volta svelato il suo passato da Mangiamorte e il suo riscatto in seguito alla morte di Lily. Eppure non ha mai smesso di essere un personaggio spiacevole, dedito al maltrattamento degli adolescenti almeno quanto all’insegnamento.
Ci piacciono i redenti, dunque.

Non che questa mia affermazione voglia essere un consiglio o abbia obiettivi in qualche modo definibili prescrittivi. Noto soltanto ora che la redenzione non trova molto spazio nelle mie storie, dunque avrebbe poco senso da parte mia consigliarvi di cospargere le vostre di personaggi pentiti. Resta il fatto che Steve Harrington è un personaggione ed esigo per lui un finale di gioia e prosperità, alla faccia di Nancy, di tutta Hawkins e del dannatissimo Upside Down. Guai a Netflix se non lo fa sorridere almeno per metà della prossima serie.

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Un pensiero su “Perché in tv e in letteratura adoriamo i redenti?

  1. Francesco Carniel

    Concordo sul fatto che il personaggio che si redime, purché costruito bene, abbia un fascino particolare. D’altronde, pensiamo ad uno dei classici della letteratura italiana, “I promessi sposi”: l’Innominato. I capitoli dedicati alla sua “conversione” sono probabilmente fra i più intensi del romanzo.
    Il personaggio redento dà un forte messaggio di speranza e, almeno in alcuni casi, unisce il fascino dell’antagonista a quello del personaggio buono, quasi che si possa parteggiare per lui senza “sensi di colpa”, a differenza di quando si vorrebbe parteggiare per l’antagonista in quanto personaggio ben costruito ed affascinante (e, dal mio punto di vista, una storia si basa almeno per la metà sull’antagonista).