Match letterari: King versus Lansdale

Alberto Grandi

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Joe R. Lansdale e Stephen King non sono due autori poi così diversi. Entrambi sono americani e hanno raccontato l’America della provincia, più che quella delle grandi città, hanno fatto un ricorrente uso dell’elemento fantastico e dell’horror e al centro della loro poetica hanno posto la formazione, il passaggio dall’infanzia all’età adulta. King ha raccontato tale passaggio in romanzi come It o nel racconto Stand By Me per citare i titoli più famosi, Lansdale in romanzi come In fondo alla palude e Acqua buia. Inoltre hanno toccato temi quale l’ingiustizia e il razzismo (La sottile linea scura l’autore texano, Il miglio verde quello del Maine). Insomma, un match letterario ci sta tutto.
Cominciamo.

STILE
Lansdale ha una scrittura più anarchica, corrosiva che si sposa bene con certe sue trame. Dal punto di vista dello stile e del contenuto, la migliore combinazione si ha nei primi due capitoli della trilogia del Drive -In. Ma tutti i libri di Lansdale sono scritti con uno stile franco e dallo humor paradossale che fa pensare a un vecchio texano che racconta storie lanciando ogni tanto scaracchi in una sputacchiera. Stephen King è meno incisivo, più prolisso. Questo lo porta a scrivere romanzi più lunghi e con trame più articolate ma a rallentate di brutto il ritmo della lettura. Certi suoi periodi sembrano non finire più.
Vince Lansdale

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TEMA DELLA FORMAZIONE
Credo che qui vinca King a mani basse. Non che Lansdale non sia bravo nel trattare il passaggio delicato dall’infanzia all’età adulta, ma lo fa secondo schemi che si ripetono: un protagonista che di solito ha un fratello o una sorella e s’imbatte in una situazione che gli farà prendere coscienza del lato oscuro del mondo. In King i personaggi sono più diversificati e anche motivati nella loro emarginazione. Carrie è una disadattata non solo per via dei suoi poteri, ma perché ha una madre che è una pazza fanatica religiosa e l’autore ce lo spiega ampiamente.
Vince King

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TRAMA
Ok, se parliamo di plot puro con colpi di scena eccetera è logico che vinca King. King ha raccontato un’infinità di storie e sembra che su questo fronte la sua fantasia sia davvero inesauribile. Da (l’orrido, siamo onesti) The Dome a It, da Le notti di Salem alla Torre nera, siamo in presenza di un uomo che riesce a creare labirinti a ripetizione. In Lansdale ci sono meno colpi di scena, le trame sono più semplici e lineari, ma non per questo meno forti. Sono più minimali ma ugualmente evocative. Forse emergono più i personaggi che le loro storie. Tuttavia mi sento di dire che alla fine…
Vince King

VIOLENZA
La violenza nei libri di Lansdale ricorda a tratti quella di certi poliziotteschi italiani degli anni Settanta. Ingaggiano col lettore una prova di nervi. Anche King è violento, ma secondo me non con lo stesso gusto pulp di Lansdale. Inoltre, quella di Lansdale è una violenza che ci coinvolge: sappiamo che potrebbe capitare a noi, quella di King è una violenza che rimane più confinata nelle sue storie, nei suoi universi narrativi.
Vince Lansdale

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PAURA
Quella che trasmette Lansdale è una paura legata alla violenza fisica, allo stupro perpetrato alla persona e alla proprietà (Il valzer dell’orrore, Atto d’amore). Si tratta di una paura nutrita da una piccola borghesia conscia che al di là dello steccato vive e pulsa qualcosa che potrebbe scatenarsi entro le mura domestiche compiendo una strage. La paura di King è anche metafisica, risale a qualcosa di impalpabile e oscuro (Shining). Due modi diversi di metterci i brividi. Direi che siamo a un…
Pari

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VARIAZIONE DELLE TEMATICHE
C’è bisogno di dirlo? King è prolifico e multiforme. Ha scritto di tutto su tutti. Riesce a raccontare una storia da ogni prospettiva. Mettendosi nella testa di un autore famoso sequestrato da una fan psicopatica (Misery) come in quella di un professore che viaggia nel tempo per evitare che Kennedy venga ucciso (22/11/63). Il maggior difetto di Lansdale è proprio quello di ripetersi.
Vince King

Dunque vince il re del brivido. E direi in modo abbastanza prevedibile. In quanto a varietà di trama e temi trattati King è difficilmente raggiungibile Per me cade molto, specie negli ultimi libri, nello stile, a volte davvero troppo lento e magari in una sostanziale mancanza di umorismo (avete mai letto un libro del re che vi abbia fatto ridere quanto uno della serie Harper & Leonard di Lansdale?), ma non si può avere tutto. E  King ha quasi tutto ciò che si chiede a un autore di bestseller.

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