Riscoprendo Cyberpunk 2020, gioco di ruolo scifi

Stefano Spataro

Chi l’ha detto che i giochi di ruolo sono roba da ragazzini nerd appassionati di fantasy? Forse nessuno, solo la mia ignoranza a riguardo prima di scoprire che giochi di ruolo d’ambientazione fantascientifica esistono eccome. Immagino che il fandom fantasy sia più grande e, avendo il genere un target magari di età più bassa (non che gli amanti della fantascienza siano tutti vecchiardi, per carità!), riesca meglio a “vendersi” in media alternativi, come videogames, giochi di carte, e, appunto, giochi di ruolo. Diciamocelo apertamente, la maggior parte degli adolescenti, se consuma il genere della fantascienza, preferisce i supereroi, e spesso si intrattiene con i giochi e i film che coinvolgono questi ultimi.
Qualche tempo fa mi è capitato di trovarmi tra le mani il manuale di base di un GDR di fantascienza, presso un banchetto dell’usato: Cyberpunk 2020. Ne avevo sentito parlare da un mio amico di una decina d’anni più grande di me, che ne infiocchettava elogi, denigrando, di contro, Dungeons & Dragons.

Il gioco nasce negli Stati Uniti nel 1988, edito dalla R. Talsorian Games e in Italia dalla Stratelibri, e la sua prima edizione si chiama semplicemente Cyberpunk. Come si evince dal titolo, il gioco è plasmato sui romanzi di William Gibson, Bruce Sterling e altri autori dell’omonimo movimento che ha preso vita negli anni ’80 dello scorso secolo, e che narrava delle derive disumanizzanti a cui la tecnologizzazione della società avrebbe portato. A trent’anni di distanza dalla sua creazione la tecnologia contenuta all’interno del GDR sembra un po’ datata. Questo è il motivo per cui qualcuno ha parlato di retrofuturismo riguardo al suo stile, e anche riguardo il movimento letterario, che però, nella sua cristallizzazione storica conserva ancora il suo fascino in quanto manifesto di denuncia sociale.

Ma perché vi sto dicendo tutto questo? Lungi da me avviare l’ennesima “operazione nostalgia”. In questo periodo ci sono già abbastanza revival. Mi rivolgo invece a coloro che stanno scrivendo un romanzo di fantascienza, magari a sfondo distopico, dai toni un po’ scuri, e dove non manca l’azione: se vi capita di trovarvi tra le mani questo volume non fatevelo scappare perché al suo interno potrete trovare seri spunti per il vostro lavoro. Se poi il vostro protagonista è un cosiddetto antieroe, come accade spesso nelle opere classiche del cyberpunk, ancora meglio.

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Sono proprio le classi, ovvero i tipi di personaggio del GDR, ad avere una certa peculiarità. Questi sono il rocker, artista ribelle che combatte le autorità; il solitario, una guardia del corpo o un mercenario; il netrunner, un incursore cibernetico; il tecnico informatico; il reporter; il poliziotto senza scrupoli; il corporativo, un pirata del mondo degli affari; il ricettatore, un contrabbandiere e informatore; il nomade, un guerriero della strada. Tutti personaggi che possono essere benissimo negativi, avidi, violenti e senza scrupoli, a sottolineare la sostanza hard boiled del gioco.

Ma al di là delle classi, il gioco prevede un capitolo per l’approfondimento della psicologia del proprio personaggio che a mio parere è fatto molto bene, e può essere utile anche per la narrativa. Partendo dalle origini e dallo stile personale, passando per il background familiare, le motivazioni, gli eventi importanti della vita, fino ad arrivare alle relazioni interpersonali. Mi ha colpito molto il fatto che lanciando un dado da 10, per il parametro denominato “grosso guaio”, per un colpo sfortunato il tuo personaggio potrebbe essere soggetto a una crisi mentale o fisica; dev’essere divertente gestire un matto senza freni in uno sprawl affollato e crudele.

Ovviamente poi ci sono decine e decine di pagine dedicate al corredo del tuo personaggio. Armi, armature, mezzi di trasporto, ma soprattutto cybertecnologia, mutazioni, innesti, reti neurali, droga e chi più ne ha più ne metta. Persino la morte non è consueta e immediata come nella realtà, ma può essere rallentata, o evitata preservando la coscienza digitale del personaggio all’interno del cyberspazio o di un supporto informatico.

Insomma, credo che se sarete un buon master del vostro romanzo, o racconto distopico-metropolitano che sia, all’interno di questo manuale potrete trovare infiniti spunti per smussare le caratteristiche dei vostri personaggi e per inventare, o meglio ancora reinventare, tecnologie avanguardistiche e, perché no, disumanizzanti e mostruose, e dare un po’ di pepe al tutto.

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