Quali solo gli autori italiani di scifi che hanno più peso all’estero?

Stefano Spataro

Una ricerca disperata? Un po’ sì, visto che l’estero non è esterofilo come l’Italia (se mi passate la battuta…). D’altronde si sa, la fantascienza è sempre stata prerogativa se non statunitense, quantomeno anglofona. Certo, ci sono tante eccellenze russe, soprattutto dagli anni ’60 agli ’80 del Novecento, e in tempi più recenti anche la Cina sta sfornando autori di tutto rispetto (si pensi a Hao Jingfang).

E allora l’Italia? Non si può dire certo che nella nostra nazione la fantascienza sia un genere letterario minore: vantiamo una delle collane di genere più longeve del mondo, Urania, per non parlare delle altre riviste di settore e delle webzine specializzate. Gli autori classici del genere sono ristampati costantemente e vendono migliaia di copie. Ogni anno vengono stilati decine di concorsi di genere scifi, weird, horror eccetera. Eppure, nonostante questa tradizione, e l’elevato numero di autori che si cimentano nella scrittura, solo pochissimi hanno raggiunto un successo di pubblico tale da raggiungere anche l’estero.

Probabilmente, solo un autore italiano è riuscito, in tempi relativamente recenti, a scardinare davvero i confini nazionali: Valerio Evangelisti. Nel 1993 raggiunge la notorietà vincendo il Premio Urania con il romanzo Nicolas Eymerich, inquisitore, appartenente al sottogenere del New Weird, stampato poi nell’ottobre del 1994 sulla collana della Mondadori e successivamente ristampato all’estero. Nel 1999 viene tradotta in tutto il mondo la sua trilogia Magus – Il romanzo di Nostradamus, biografia romanzata del noto profeta. I romanzi di Evangelisti vengono tradotti in molte lingue tra cui il francese, lo spagnolo, il tedesco e il portoghese e in Francia vince diversi premi come il Grand Prix de l’Imaginaire nel 1998 e il Prix Tour Eiffel l’anno successivo.

Nel nuovo millennio diversi nomi italiani riescono a raggiungere le fanzine estere. A partire dal 2006 Roberto Quaglia scrive una serie di racconti in collaborazione con Ian Watson e pubblicati dal magazine statunitense Clarkesworld. Nel 2014 Claudio Chillemi, autore della fanzine Fondazione vanta un racconto pubblicato su Fantasy & Science Fiction, una delle più importanti riviste di letteratura fantastica statunitensi: The Panisperna Boys in “Operation Harmony”, scritto in collaborazione con Paul Di Filippo. Sempre nel 2014 Francesco Verso ha venduto i diritti del suo romanzo Livido a una casa editrice australiana che lo ha tradotto e distribuito in inglese. Nel 2015 Mondo9 di Dario Tonani non solo raggiunge il Giappone ma riesce anche a classificarsi nella top 10 nipponica del genere. Nello stesso anno vede la luce nella Collana EK l’antologia di racconti di Lukha B. Kremo (Premio Urania 2015) Schrödinger’s Cat. Nel gennaio di quest’anno ancora Clarkesworld dà alle stampe il racconto Milla di due autori emergenti italiani che si stanno mettendo in luce nella loro nazione: Lorenzo Crescentini ed Emanuela Valentini. Il racconto si era classificato terzo al premio Space Prophecies, bandito dal club Yavin IV, e sarà pubblicato sulla fanzine Living Force.

Una casa editrice italiana dedicata alla fantascienza e al fantasy che ha l’obiettivo di aprirsi al mercato anglofono è Acheron Books. Il suo motto: “Speculative Fiction. Made in Italy. Shared Worldwide“. Interessante soprattutto il progetto MacchinaZero, un concorso a tema bandito lo scorso anno con l’obiettivo di realizzare una antologia di racconti italiani in lingua inglese. L’ambientazione “forzata” è un futuro alternativo utopico in cui l’Italia ha acquisito una posizione di predominanza tecnologica e culturale mondiale in cui lo sviluppo scientifico, economico, culturale ed ecologico sono ai massimi livelli, poiché la spinta del boom economico degli anni ’60 non si è mai interrotta, dando luogo a un secolo di crescita quasi continua.

Un movimento italiano, ormai decennale, che sin dalla sua origine sembra avere intenzione di forzare i confini nazionali è senza dubbio quello del connettivismo. Nasce nel dicembre 2004 con la pubblicazione del suo Manifesto a opera di Giovanni De Matteo e Sandro Battisti e vede tra i suoi collaboratori Marco Milani (alias pykmil) e Lukha B. Kremo. Partendo dal cyberpunk, il movimento si propone di coniugare scienza e speculazione sociale senza disdegnare la sperimentazione narrativa. Grazie alla pubblicazione della rivista NeXT International, in lingua inglese, e alla traduzione di alcuni contributi degli aderenti al gruppo, il connettivismo è riuscito in qualche modo a raggiungere l’attenzione di importanti autori d’oltreoceano, tra i quali Bruce Sterling, il quale, in prima persona, ha contribuito al movimento con un suo romanzo breve in occasione dell’uscita della recentissima antologia Nuove Eterotopie.

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