Dilemma dello scrittore scifi: alieni fighi o alieni che siano “veri” alieni?

Arturo_il_Rosso

Cari amanti di Star Trek, accettatelo, la vostra serie tv è una delle meno credibili dal punto di vista scientifico e che più risentono della “vecchia fantascienza”, almeno per quanto riguarda gli alieni. Per Star Trek tra poco più di 30 anni (nel 2063, secondo la cronologia della serie) entreremo in contatto con alieni che ci differiscono, almeno a livello estetico, per tratti quali la conformazione delle orecchie (vulcaniani), un paio di antenne e un colorito azzurrino della pelle (andoriani) o una pelle un po’ più “pitonata” del normale (klingon). Per il resto gli alieni avranno, come noi, due gambe, due braccia, un bacino, mani, piedi eccetera.

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In realtà, la postura eretta degli esseri umani, la loro conformazione, secondo molti evoluzionisti, non si sarebbero replicate in altre specie animali se si fossero evolute fino a diventare i padroni del pianeta. I dinosauri lo furono padroni, prima di noi e più a lungo di noi (150 milioni di anni) tuttavia non svilupparono un’intelligenza tale da poter costruire armi o utensili e facilitarsi la vita, né si trasformarono in un homo saurus.

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Secondo alcuni, il mistero della nostra intelligenza deriva da un adattamento che i nostri progenitori dovettero compiere all’interno di un dato territorio per sopravvivere. Nella zona della Rift Valley etiope, separata dalle placche tettoniche (foto sotto), la prateria si sarebbe sostituita alla foresta e ai suoi alberi e per procacciarsi il cibo – o anticipare l’attacco dei predatori – le scimmie avrebbero dovuto sollevarsi sulla due gambe e scrutare oltre la savana. Da ciò si sarebbe originata la posizione eretta e, forse, l’intelligenza che avrebbe portato all’homo sapiens.

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Si tratta di una tesi controversa, ma rimane il fatto che se non fosse stato per un meteorite che impattò il nostro suolo 65 milioni di anni fa, causando l’estinzione dei dinosauri, l’uomo non ci sarebbe stato. Né ci sarebbe una specie intelligente. Dunque capirete come i vulcaniani tornino comicamente naif a chi abbia un minimo di conoscenza in materia di evoluzione: malgrado le sopracciglia a fulmine e le orecchie a punta sembrano anche loro figli di Lucy.

Ma se volessimo popolare il nostro prossimo romanzo scifi di alieni un minimo credibili, a quali forme dovremmo pensare? L’essere umano è frutto di un’evoluzione legata a eventi precisi, come abbiamo detto, ma è anche la conseguenza di evoluzioni che lo hanno preceduto, quindi ci sono troppi elementi, alla base della sua storia evolutiva, perché la si ritrovi pressoché identica su un altro mondo. Tuttavia, molti scienziati sono dell’idea che se l’evoluzione della vita è unica, le premesse alla stessa possono essere simili in vari mondi.

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Non a caso gli astronomi sono alla ricerca di esopianeti quali mondi possibilmente abitabili o abitati, ovvero orbitanti intorno a una stella, proprio come la Terra e il sole, e ove possa esserci l’acqua, l’elemento primo della vita. Dato per assunto che anche sul pianeta X la vita sia cominciata con l’acqua, è lecito pensare che gli organismi che si sono evoluti da esso abbiamo delle appendici o degli arti (ricordiamo che le zampe dei dinosauri derivano dalle pinne dei pesci da cui si sono evoluti) e un corpo fatto di organi sensoriali, caratterizzato da una simmetria bilaterale che consente una equa distribuzione sui due lati proprio com’è avvenuto sulla Terra.

Alieni credibili, dunque, potrebbero essere simili alle spugne, i primi animali a popolare il nostro pianeta, o a meduse. Se volessimo pensare a qualcosa di più articolato e “compiuto” e che si muova sulla terraferma, potremmo prendere in considerazione i primi anfibi. Potremmo immaginare creature che siano variazioni di enormi lucertoloni. Niente di eccitante al pari di T’Pol, la vulcaniana dalle tette a siluro che abbiamo conosciuto in Star Trek: Enterprise. Forse il segreto per creare una specie aliena articolata e intelligente, anche più dell’uomo, è prima immaginarsi il mondo da cui si è evoluta, le sue caratteristiche, inventarsi qualche evento catastrofico che lo ha modificato nel corso delle ere geologiche. Insomma, creare il paradiso terrestre prima che il nostro Adamo.

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In ciò potrebbe essere di aiuto la lettura di Come gli dei, l’unico romanzo di Isaac Asimov che parli di alieni. Gli extraterrestri inventati dall’autore sono strettamente connessi al pianeta in cui si sono evoluti e all’universo – detto Parauniverso – in cui esso si trova. Forse a una lettura veloce è un po’ difficile immaginarli, ma è da apprezzare lo sforzo di non aver creato l’ennesima variazione di umano con le antenne. Che poi, dipende quale valenza uno voglia dare ai suoi alieni perché parliamo pur sempre di letteratura e rinunciare al piacere dell’invenzione e della bellezza nel nome della credibilità scientifica potrebbe anche rivelarsi una scelta sbagliata.

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