Scribacchiolando, perché noi scrittori dobbiamo vedere Twin Peaks

LaLeggy

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C’è da premettere che non sono mai stata una cinefila convinta e che fino a poco tempo fa, di montaggio e fotografia mi importava poco e ne capivo meno. Poi è venuta quella voglia di guardare, capire fino quasi a studiare. E ci sono stati Leone, Carpenter, Linklater, Monicelli e tanti altri.
E a forza di guardare film sempre diversi come stile e come genere, mi sono accorta che iniziavo a capirne la struttura e il linguaggio, e tutte le analogie tra la narrazione letteraria e quella cinematografica. Non c’è dubbio sul fatto che il medium influenzi grandemente la narrazione, ma un racconto rimane un racconto, che sia per suono e immagini o per iscritto. Ci sono le trame, ci sono i personaggi, e qualche volta all’intrattenimento si accompagnano il genio e l’arte.

Ecco, a proposito di arte, genio e intrattenimento, mi andava di chiacchierare di Twin Peaks, serie cult creata da David Lynch le cui prime due stagioni sono andate in onda nel ’90 e nel ’91. Ammetto che la prima stagione non mi aveva avvinta così tanto. Interessante, originale, sicuro, ma non è che ne andassi matta. E adesso sono a sei episodi dalla fine della seconda stagione che non reggo più il peso dell’attesa, che continuo a vedere i personaggi nei passanti che incrocio per strada – ieri Ed e Bobby, oggi Leland – e che mi imposto la sigla iniziale come sveglia.
Qual è il punto dello sproloquio su Twin Peaks?
Il punto è che, come dicevo all’inizio, la narrazione è narrazione, a prescindere dal medium di riferimento, e la narrazione di Lynch, così peculiare e avvincente, ha davvero un sacco da insegnare. È mio preciso intento elencare, senza tuttavia macchiarmi di spoiler, quelle lezioni che il maestro Lynch ha collateralmente trasmesso tramite il suo gioiello Twin Peaks.

1. Tanto per cominciare, va bene disorientare il lettore. Va bene complicargli la lettura all’inizio, spiazzarlo, spostare di un paio di gradi la prospettiva perché la visione risulti distorta. L’importante è che ci sia coerenza all’interno del testo. In Twin Peaks l’attenzione si focalizza su una moltitudine di personaggi, molti dei quali decisamente eccentrici. L’apparizione di alcuni di loro comporta un cambiamento di stile e di registro narrativo, il che inizialmente rende assai più complessa la visione, richiedendo un grado di concentrazione più alto rispetto alla media delle serie televisive. È una scelta azzardata, ma efficace. L’importante è che questi cambiamenti di registro si avvicendino con continuità e coerenza.

2. Tra l’inizio e la metà della seconda serie di Twin Peaks ci ritroviamo tra le mani una risposta importante. La soluzione chiara, pronta, pulita, che rischia di togliere tutto il senso al proseguire della storia. Il caso è risolto, il colpevole trovato, le cause candidamente elencate. E mentre mi chiedevo come avrebbe fatto Twin Peaks ad andare avanti, Lynch innescava un intreccio di trame secondarie parallele più o meno importanti, che non mi hanno fatto rimpiangere neanche per un secondo il mistero primigenio. Perché no?

3. Un testo, che sia letterario o cinematografico, prende forma in un tacito accordo tra autore e fruitore. Se autore e fruitore sono d’accordo sul fatto che le regole formali della narrazione possano cambiare da un momento all’altro, ebbene, che questo accada.

4. Quando ti diverti a scrivere, si vede. Quindi divertiti e non frenarti troppo solo perché qualcosa ti sembra troppo “strano”. Magari il lettore apprezza lo strano quanto lo apprezzi tu. Basta che ci siano coerenza e accordo.

5. Il Sud ha vinto la Guerra Civile. Più o meno.

6. Perché sulla mappa degli autori del web ce ne sono due che hanno inserito Twin Peaks tra le keyword

7 Perché sono troppi gli autori simili a Lynch per non sospettare che Lynch sia uno scrittore prestato alla tv e al cinema

L’elenco è terminato, e forse sono riuscita più a instillare dubbi che a dare consigli. Eppure sento che qualcosa, volente o nolente, Lynch me l’ha insegnato, e spartirlo mi è sembrata una cosa buona e giusta.

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