Nelle case di due tra i più grandi collezionisti di fantastico in Italia

Penne Matte

articolo di Emanuela Valentini pubblicato su Wired.it

Cosa saremmo senza le nostre passioni? E cosa nasce quando qualcuno animato dal bisogno irrefrenabile di circondarsi di oggetti di culto, ne accumula a migliaia?

Per rispondere a queste domande devo fare un passo indietro.
Nell’ultimo anno ho avuto il privilegio di conoscere due personalità singolari nel panorama del fantastico italiano, sebbene operanti nelle retrovie, nei meandri che nessuno vede, ma che costituiscono le solide fondamenta di un fandom unico nel suo genere.
Giovanni Mongini, cinefilo e fantascientista, e Bruno Baronchelli, bibliofilo del fantastico, negli ultimi decenni hanno raccolto, ciascuno secondo la propria inclinazione, un vero e proprio patrimonio culturale privato, una quantità di materiale abnorme a disposizione dei pochi fortunati che hanno l’opportunità di andare a trovarli: perché i tesori di cui vi parlo, con una piccola eccezione che poi dirò, non sono in mostra in musei e gallerie fisse o itineranti, si trovano a casa loro.

La casa-biblioteca di Bruno Baronchelli

La casa-biblioteca di Bruno Baronchelli

Non ero mai stata in una casa-biblioteca prima che Bruno Baronchelli mi invitasse per un aperitivo e aprisse, per me e i pochi amici intervenuti, le porte della sua collezione di libri del fantastico, quasi 65mila testi sistemati e catalogati su una superficie di circa 320 metri quadri, 214 costituiti dall’appartamento in cui Bruno vive con la moglie e i suoi gatti e 100 dal piano rialzato. Appena entrata mi sono trovata in una casa le cui pareti, tutte se si escludono cucina e bagni, sono completamente rivestite di scaffali zeppi di libri – volumi antichissimi, anche risalenti al 1500, fino alle ultime uscite – dai pavimenti ai soffitti alti oltre quattro metri. Tra i titoli più rari, Dalla terra alle stelle: viaggio attraverso l’infinito di Yambo, (all’anagrafe Enrico Novelli, copia firmata dallo stesso autore e dedicata “alla mia mamma”), Dalla futura rinnovazione de’ cieli e della terra e de’ suoi abitatori di Pier Vincenzo Barsanti (1780) e I dialoghi di Lodovico Zoccoli (1625).

Una delle prime domande che ho rivolto a Bruno è stata: perché solo fantastico? Lui mi ha risposto con un sorriso e nei suoi occhi ho letto ciò che non diceva: perché sei un sognatore, ho detto allora. Collezioni sogni.
E avevo indovinato.
Durante molte delle nostre innumerevoli conversazioni, Bruno ci ha tenuto a sottolineare che non ha nessun merito nell’avere accumulato libri per quasi tutta la vita, ma io non sono d’accordo. Il motivo è sotto agli occhi di tutti: in una società in cui la conoscenza viaggia in rete e le informazioni sono reperibili con un clic e spesso risultano prive di fonti certe e inafferrabili, lui ha creato un regno di carta e inchiostro tangibile, reale. I testi in suo possesso sono veri, si possono guardare e sfogliare, leggere e rileggere e questo non è forse un tesoro inestimabile? Certo, meglio sarebbe se tale ricchezza, oltre alle conoscenze di questo moderno Cicerone, potesse essere messa a disposizione che so, delle scuole, di chi abbia voglia o bisogno di consultare un testo di cento anni fa; sarebbe utile a riavvicinare le nuove generazioni alla carta e alla bellezza di cercare qualcosa usando la testa e l’intuizione, anziché cliccando o inserendo nel browser di ricerca una parola chiave e avere la pappa pronta.

Bruno è molto geloso dei suoi libri, ma nei suoi occhi ho visto la scintilla di chi, in qualche maniera, ha fatto di un suo sogno un dono per molti.
Lascio la bliblioteca fantastica con la promessa di tornare prestissimo per ascoltare nuovi e mirabolanti aneddoti libreschi!

La collezione di Giovanni Mongini

La collezione di Giovanni Mongini

Una storia analoga quella di Giovanni Mongini, autore di numerosi saggi cinematografici oltre che di racconti e romanzi di avventura e fantascienza e collezionista di film e locandine dai primi del novecento a oggi nonché di libri, fumetti, riviste di settore, oggetti usati in film di culto del genere fantascientifico, icone e altre meraviglie, sistemate nei tre piani della sua casa di campagna che ho avuto il piacere di visitare qualche settimana fa.

Giovanni è felice di avere ospiti. Ci accoglie sorridente sotto alla falda del cappellino della Nasa e con gli occhi che brillano accompagna me e Lorenzo a cospetto dell’infinità di materiale esposto in casa, tutto catalogato e fornito di etichette che spiegano l’origine di ciascun pezzo, e ci racconta aneddoti e storie legate al modellino di uno Shuttle, all’attestato di proprietà di un appezzamento di terreno lunare o qualche altro pezzo unico che ci lascia senza fiato.
Tra le file interminabili di film e pellicole intravediamo miniature di mostri e alieni che hanno fatto la storia del cinema di fantascienza dagli anni 50 a oggi, poster e icone da Viaggio nella luna di Georges Melies (1902) ai più moderni successi cinematografici come The Martian e Interstellar.
Giovanni ci racconta che da qualche tempo a questa parte ha ottenuto l’utilizzo del piano terra dello stabile che ospita la biblioteca di Ficarolo, paese in cui vive, nel quale ha allestito una mostra permanente di una piccolissima parte della sua raccolta, a disposizione dei cittadini.
Ovviamente ci porta in visita e apre solo per noi il Museo del paese, che in quel momento è chiuso.

Qui troviamo per lo più ciò che riguarda la scienza e i viaggi spaziali: tute spaziali originali, americane e russe, incredibili gadget che fanno parte dell’equipaggiamento degli astronauti oltre a una intera bacheca dedicata alla Nasa, ospitante alcuni pezzi rarissimi tra i quali riconosco un cappuccio protettivo a cilindro appartenuto agli iniettori di un razzo tedesco e la famigerata Space Pen, la penna degli astronauti: uno strumento che permette di scrivere in assenza di gravità, quindi a testa in giù o orizzontalmente, insieme a tantissime altre curiosità.

Cammino tra le teche come incantata. Quello che più mi emoziona è il frammento di luna, gli antichi trattati di astronomia e gli autografi degli astronauti, attenzione: tutto rigorosamente vero e originale, no fake.
Anche in questo caso, come è stato per la collezione di Bruno, provo una sensazione magica e cerco di immaginare quanto sarebbe potente mostrare a quanta più gente possibile il frutto di una passione così forte e di una raccolta che abbraccia una vita intera, e coniuga il fantastico alla scienza e ai viaggi spaziali.

Nella mia mente vedo Vanni – è così che lo chiamano gli amici! – col suo cappellino da addetto ai lavori guidare gruppi di ragazzini e adulti attraverso un viaggio stellare unico nel suo genere, e raccontare alle persone ciò che ha raccontato a noi: la storia di un bimbo e del suo papà appassionato di fantascienza che lo portava al cinema e gli regalava romanzi di viaggi nello spazio. La storia di un sognatore, eh sì, un altro: di un uomo che ha costruito un mondo fantastico nel quale perdersi per qualche ora o per sempre; un mondo che non deve e non può rimanere nell’ombra.
La visita si conclude con molti buoni propositi e un modellino di shuttle distrutto dal passaggio di Scilla, la mia boxer curiosa.

Scilla, la cagnetta che ha abbattuto un modellino di Shuttle

Scilla, la cagnetta che ha abbattuto un modellino di Shuttle

Quello che vorrei non si concludesse è il contatto con Bruno e Vanni che ringrazio per la disponibilità e gentilezza. E chissà che non si riesca a organizzare qualcosa di interessante insieme a questi due grandi collezionisti, in nome della cultura underground e della divulgazione.

Magari una mega esposizione del fantastico, una festa di carta e di stelle che sono certa sarebbe un polo di attrazione irresistibile per appassionati e curiosi di ogni età.

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