Amare un genere e scoprirlo a 29 anni

LaLeggy

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C’è sempre la solita puntata di Scribacchiolando che mi vortica in testa; la sto preparando da settimane, e il tema mi è caro perché è di quelli che saltellano da testo a scrittore a interpretazione del testo. Non che io debba necessariamente essere in possesso delle competenze per sviscerarlo appieno, questo tema, ma intanto mi entusiasmo anche solo all’idea di chiacchierarne per iscritto.
Di cos’è che parlo invece oggi?
Del fatto che mi sono innamorata della letteratura latino-americana dopo aver letto Umami di Laia Jufresa, un libro trafugato in tutta fretta e per puro sfizio al Salone del Libro di Torino. E non solo: ho scoperto grazie a Martin il romanziere di Marcel Aymé di riuscire ad apprezzare la forma del racconto breve, che finora avevo snobbato. Sempre questione di un acquisto frettoloso e meravigliosamente istintivo in quel del Salone, peraltro.

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E quale sarebbe il punto?, mi si potrebbe giustamente chiedere.
Ottima domanda, cui non tarderò a rispondere.
Il punto è che ho passato la vita a tenermi alla larga sia dalla letteratura latino-americana che dalle raccolte di racconti. Non che da parte mia ci fosse una chiusura motivata da snobismo o ragionamenti intellettuali. Si trattava, o così credevo, di una discrepanza di gusti, di una distanza incolmabile tra i suddetti generi narrativi e il gradimento che potevo provare nel leggerli. Si trattava, ho scoperto negli ultimi giorni, di una convinzione che si reggeva su poco più di nulla, su un paio di libri che non mi erano piaciuti e che avevano finito per rappresentare, ai miei occhi, universi ineffabili che neanche tra cent’anni potrei dire di conoscere appieno.

Mi sono data dei compiti per le vacanze, dunque. Dei compiti belli che sono più premi che obblighi, ma tant’è.
Roberto Bolano, Roberto Arlt e Julio Cortazar per quanto riguarda la letteratura latino-americana.
Dino Buzzati, Alice Munro e Jorge Luis Borges per i racconti (che poi Borges mi vale per entrambe le categorie, qui sono le mie esigenze di lettrice che vanno ad accomodare l’universo editoriale.)

Va da sé, i consigli per ampliare suddette brevissime liste non sono soltanto benaccetti, ma esplicitamente richiesti. Aggiungo che mi sono data un altro compito, non per le vacanze ma per tutto il tempo che rimane.
“Non fossilizzarti su ciò che sei certa di apprezzare; non negarti nulla; conosci; espandi; esplora.”

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Un pensiero su “Amare un genere e scoprirlo a 29 anni

  1. Alberto Grandi

    Ciao, allora:
    Roberto Bolano: bravissimo, ma secondo me vale solo per 2666, che è un librone di quasi 1000 pagine. Uno dei grandi romanzi di questo secolo appena nato.
    Roberto Arlt: è una specie di maledetto surreale. Gran prosa, scrittura rapida e folle, ma alla lunga può sfinire. Il suo migliore è I sette pazzi
    Borges e Cortazar sono grandissimi e simili.
    Buzzati secondo me ti piacerà: grande autore fantastico che ha dato il meglio nei racconti brevi.
    Altre raccolte di racconti brevi: “Musica per organi caldi” di Bukowski, “Nove racconti” di Salinger, Hemingway secondo me è il miglior autore di racconti brevi realisti del Novecento; poi ci sono i sillabari di Parise, molto belli. E poi, naturalmente… Noi umani di Penne Matte