In difesa del fantasy italiano

Alberto Grandi

Vorrei spezzare una lancia a favore del fantasy italiano e proprio per gli stessi motivi per cui in molti, una lancia, la scagliano contro.
Sapete perché preferisco il fantasy italiano a quello inglese, americano e anche tedesco?
Perché è provinciale.
Perché è immaturo.
Perché è meno avvalorato da una grande editoria che per quanto riguarda la letteratura di genere da sempre – e, se vogliamo considerare le cose da un punto di vista prettamente economico, anche comprensibilmente – antepone il bestseller d’importazione al giovane talento locale da scoprire.
Perché è più underground.

Assassins

Ora, come ho appena scritto, tutti questi sono i motivi per cui il fantasy di casa nostra è screditato. E giustamente, si può anche avanzare. Il buon vino, di norma, lo trovi in Francia, in Italia, non in Islanda. Ma è proprio su quel “di norma” che si basa il mio discorso. Per inclinazione personale ed educazione culturale, sono sempre stato spinto a trovare il particolare a ricercare l’eccezione anziché il prodotto sicuro. L’idea di un fantasy anglosassone grande per tradizione è indiscutibile, ma mi sento più stimolato a indagare un fantasy albanese o greco o finlandese o senegalese che potrebbe farti imbattere nel talento inaspettato, nel romanzo che proprio per il suo localismo, dice qualcosa che la grande tradizione unita a un establishment editoriale consolidato non può offrire.
Trovo la fantascienza del compianto Massimo Mongai, apprezzato, ma non come avrebbe meritato, eccezionale: perché è tipicamente italiana e non solo nella sua passione per la cucina, ma nella sua capacità di affabulazione, negli spunti provocatori che in un autore tradizionale non si trovano facilmente.

In questo senso, anche il fantasy nostrano potrebbe – e usare il condizionale è obbligatorio – riservarci delle sorprese. È un fantasy che, a livello di esordienti, è molto dinamico nella cerchia della piccola e media editoria, come ha fatto notare in un suo pezzo Lalegginvendola. Aggiungo: anche nel self publishing e nelle writing community. Sul fronte del self publishing, il fantasy italiano ha visto maturare autori interessanti come Luca Rossi (di lui, però, ha senso parlare di un fantasy ibridato con la fantascienza) e Paolo Massimo Ranieri. Per quanto riguarda la writing community, penso a un’autrice come Paola Chiozza che, come MolokoVellocet, su Wattpad, ha pubblicato Kajira la schiava ribelle, romanzo fantastico ed erotico che aveva conosciuto un grande successo.
Se i nomi fatti, però, pur godibilissimi, hanno scelto la strada di un fantasy tradizionale e che scommette poco sul localismo, ce ne sono altri che portano avanti un’idea di letteratura di genere tipicamente italiana.

Ampliamo il discorso all’horror. Uno degli autori più interessanti degli ultimi anni viene proprio dalla piccola e media editoria: Claudio Vergnani. Autore modenese, prolifico, ha pubblicato inizialmente con Gargoyle (Il 18° vampiro, L’ora più buia, Sentinella), Nero Press (Per ironia della morte, La torre delle ombre) e Dunwich (A volte si muore, Lovercraft’s Innsmounth – Il romanzo). Ha una prosa rapida che non stanca mai il lettore e gran parte dei suoi romanzi sono ambientati nella sua Modena. Altro autore fantasy e che ha fatto del localismo un suo punto di forza è Francesco Dimitri, il suo Pan, rivisitazione contemporanea e romana di Peter Pan, è stato davvero uno dei romanzi fantasy italiani più belli. E su Penne Matte sono tanti gli autori fantasy che, attraverso i concorsi o anche per guadagnare visibilità agli occhi della community, sono emersi: da David Fivoli con Oltre lo specchio, a Mattia Loroni con Il ragno, e per andare oltre il fantasy, dalla fantascienza a tratti retrofuturistica di Marco Alfaroli, a quella hard di Emanuele Martini.

Un fantasy, come dicevo prima, immaturo, provinciale e meno vincolato a una grande editoria, potrebbe rivelarsi un fantasy più interessante. Per questo, al Salone del libro di Torino, anche io, come Leggivendola, bazzicherò parecchio gli stand della piccola e media editoria.

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3 pensieri su “In difesa del fantasy italiano

  1. vaiavanzato@hotmail.it

    Grazie ancora per la citazione ^_^ .

    Comunque io la butto lì: e se non fosse vero che il fantasy in Italia non ha una storia? Perché so che tanti puristi non concordano con me, ma opere come la Trilogia degli Antenati di Calvino secondo me rientra bene nel fantasy, oppure l’Orlando Furioso (Astolfo che vola sulla Luna in sella a un ippogrifo non è fantasy?). E se si vuole essere di manica larga persino la Divina Commedia può essere considerata fantasy. Il fatto che l’Italia non sia un paese per il fantasy è una balla recente, secondo me. Ma questa ovviamente è solo la mia opinione ^_^ .

    1. Alberto Autore articolo

      Ciao. Guarda, il fantastico ha sempre fatto parte della narrativa umana, parliamo dell’Odissea o, ancor più indietro, dell’epopea di Gilgames. Ma una cosa è il fantastico, altra è fantasy. E poi, una cosa è il fantasy reinterpretato da autori come Calvino e Buzzati, altra il fantasy genere letterario con dei suoi canoni precisi. Proprio perché più immaturo, e dunque più svincolato ai canoni di genere, a me piace il fantasy italiano.

  2. halu@gmx.us

    Il fantasy italiano esiste eccome. Solo, quello davvero buono non è necessariamente quello più “spinto” dagli editori. Per cominciare ci sono i due Terra Ignota di Vanni Santoni, che possono tranquillamente rivaleggiare con le produzioni heroic fantasy di oltreoceano (specie il secondo, di taglio più grim-dark), battendolo nel campo tutto europeo della profondità culturale (si ricollega infatti anche a Calvino oltre che al ciclo arturiano). Poi ci sono i libri di Francesco Dimitri, Pan è un grande urban fantasy ma metterei ancora sopra L’età sottile, libro perfetto a parte un villain un po’ sottotono, grande scrittura, passo degno di qualunque maestro inglese o americano del genere. Sirene di Laura Pugno (appena ripubblicato da Marsilio) è uno dei mix fantasy-fantascienza meglio scritti che si siano mai visti. Niente male neanche la serie Godbreaker di Tarenzi. Andando più sul vetusto, non dimentichiamo l’Eymerich di Evangelisti! E potrei continuare…