Una chiacchierata con Marco Alfaroli: illustratore e self-publisher

Stefano Spataro

Marco Alfaroli, livornese, classe 1968, vive a Pisa e coltiva ormai da anni le sue passioni: la scrittura e l’illustrazione a tema fantasy e fantascienza. Ha pubblicato un romanzo, Archon (Runa Editrice, 2013), un’antologia di 24 racconti Schegge dallo spazio (2014) e il racconto Lotta contro il tempo (2015). Ha illustrato, insieme ad altri disegnatori, il gioco di ruolo L’Era di Zargo (Raven 2014). Ha illustrato copertine per altri autori, collaborando con Letture Fantastiche e Edizioni Imperium.

In seguito Edizioni Imperium è confluita in Delos Digital e con essa alcune opere di Marco: Stazione rifugio Idra (2013), Gannikar (2015) e la Graphic Novel Pianeta Blu (2015). Delos ha anche riunito la serie Firefighter in un unico ebook intitolato Star Fire.

Marco ha inoltre pubblicato racconti sulle antologie NASF11: io Alieno (2015), Scritture Aliene 7 (2016) e NASF 12: Frontiera / Il giorno dopo. Ha, infine, pubblicato il racconto lungo Vichinghi (2016) e la raccolta FanFiction (2016) disponibile gratis su tutti gli Store Online.

Una bibliografia di tutto rispetto, la sua, eppure è un autore che attualmente preferisce diffondere le sue opere attraverso gli store online con l’operazione del Self Publishing. Noi di Penne Matte gli abbiamo chiesto come mai.

Tra le tue opere pubblicate sul nostro sito ce ne sono molte ambientate nello spazio e che trattano in particolare di alieni e creature extraterrestri e mostruose, tuttavia non disdegni altri generi come il fantasy e l’horror. Quali sono le tue fonti d’ispirazione e in che contesto ti trovi maggiormente a tuo agio nell’inventare le tue storie?
Sono rimasto affascinato fin da bambino dal fantastico in generale e soprattutto dalla fantascienza. Naturalmente ogni età ha i suoi modelli d’ispirazione e io sono partito con i cartoni animati, i fumetti e i film, e solo in seguito con i libri.
Orrore! Potrebbe pensare qualcuno… scrive, ma non ha divorato libri fin dalla più tenera età? Beh, credo che ognuno sia figlio del suo tempo e nel mio caso siano stati proprio il cinema e la TV a inocularmi il virus dell’amore per la Sci-Fi. Comunque è solo dopo aver letto gli Urania che mio padre comprava in edicola e conservava gelosamente sulla libreria che ho iniziato a fantasticare in modo creativo.
Oggi, tutto è cambiato e il nuovo veicolo di trasmissione del fantastico sono i videogiochi. Molti film sono tratti da un videogioco piuttosto che da un romanzo come accadeva in passato. A me dispiace, ma ho sott’occhio mio figlio, noto i suoi interessi e spesso mi rendo conto di essere un dinosauro.
Sono convinto che per inventare una buona storia ti devi divertire a scriverla, per questo riesco a scrivere solo fantascienza e fantasy. L’horror non mi appassiona, infatti lo stralcio di antologia presente su pennematte.it è di mio fratello Luca, io gli ho solo disegnato la copertina.

Le tue copertine sono molto evocative ed è interessante il fatto che i tuoi volumi abbiano tutti la stessa estetica. Ti va di raccontarci rapidamente come nasce il concept unico tra copertina e racconto?
Illustro le copertine dei miei libri cercando di mantenere sempre lo stesso stile un po’ retrò per due motivi: il primo è che amo le vecchie locandine del cinema disegnate dai pittori degli anni ’70. Il secondo è la speranza che il lettore si ricordi di me quando legge, magari per caso, un mio libro, e riconosca le mie opere dalle copertine in mezzo alla vastissima offerta che c’è sul web. In ogni caso sono avvantaggiato rispetto a chi disegna le copertine per altri, perché so bene di cosa parlano i miei libri, visto che li ho scritti io!
Inizio sempre con uno schizzo a lapis, lo scannerizzo e lo dipingo su Photoshop con la tavoletta grafica. Di solito prediligo la colorazione cupa, che farà contrasto con i titoli, sempre netti e luminosi.

I tuoi racconti, i romanzi e le antologie sono tutti in selfpublishing. Anche quelli gratuiti si trovano sugli store online a prezzo nullo. È una scelta “politica” oppure ci sei arrivato col tempo?
No, non è una scelta politica… non sono un ribelle editoriale. Ho inviato per anni i miei testi in giro e forse mi sono stancato troppo presto di aspettare. Di sicuro quelli che avevo inviato inizialmente non erano ancora pronti per la pubblicazione. Col tempo ho imparato a non trattare i miei testi come reliquie, ho modificato e riscritto interi capitoli e per l’editing mi sono affidato a due amici scrittori che stimo molto: Gianluca Turconi e Guido De Eccher. Con i loro consigli le mie opere sono diventate professionali. E forse se le avessi proposte di nuovo a qualche CE avrebbero trovato casa. Purtroppo non ce la facevo più ad aspettare e nel frattempo, sul web, avevo imparato tutto quello che serve per autopubblicarsi: creare file epub o mobi, impaginare il pdf sillabato per il cartaceo su Lulu, e poi le copertine ero in grado di realizzarmele da solo. Così ho fatto la frittata!

Vorrei puntualizzare un fatto: oggi esiste un forte squilibrio tra chi scrive e chi legge, forse proprio perché il web offre a tutti gli strumenti per pubblicare qualcosa, e quindi gli scrittori sono in esubero. O forse solo perché sono cambiati i tempi e tante persone preferiscono vedere un film su Sky o farsi una partita alla PS4, piuttosto che leggere un libro. Inoltre la fantascienza si trova nel declino che negli anni ’80 toccò al western… l’overdose ha smaliziato gli utenti, che ormai sentono di aver già visto o letto tutto quello che si poteva immaginare. Quindi è dura per una casa editrice puntare su uno scrittore che scrive un genere in declino.
Comunque non sono completamente autoprodotto: nel 2013 ho pubblicato un romanzo con Runa Editrice e nel 2016 due racconti lunghi con Delos Digital.

Secondo te può esistere un compromesso? Una casa editrice piccola, attenta alla qualità, e allo stesso tempo con una politica vantaggiosa per l’autore?
Spero che esista. Case editrici piccole, attente alla qualità, dirette da persone che fanno il loro lavoro con passione perché amano veramente i libri, ce ne sono. Ne ho la certezza. Purtroppo non hanno accesso alla grande distribuzione e non possono permettersi l’uso massiccio della pubblicità. Le librerie sono abituate a restituire i libri che non vendono e alla fine chi guadagna dalla tragedia annunciata è solo il distributore: con il trasporto, con il recupero dei resi e con lo stoccaggio in magazzino. Una piccola casa editrice non può certo suicidarsi per aiutare lo scrittore esordiente!
Per quanto riguarda il mio caso, sarei felice se un giorno una casa editrice di questo tipo decidesse di assimilare le mie opere nel suo catalogo. Nel frattempo, meglio che niente… ho il selfpublishing.

Cosa ne pensi di iniziative come pennematte.it? Credi che la socializzazione delle opere da parte degli autori emergenti possa riservare belle sorprese per il futuro?
Penso che sia una buona iniziativa. Il sito mi piace, si presenta bene graficamente ed è estremamente facile creare il proprio account e inserire le opere. Qualcuno, in rete, ha obiettato che non c’è alcun controllo sulla qualità dei libri inseriti. Ma questo non lo fa neppure Amazon, infatti quando si tratta di selfpublishing dev’essere l’autore a preoccuparsi di mettere solo opere editate da persone competenti. Se non lo fa basterà leggere mezza pagina del suo libro per rendersi conto che è un dilettante… e passare ad altro.

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