La donna che cancellava i ricordi di Brian Freeman – recensione

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articolo pubblicato per Wired.it

È notte a San Francisco. Il traffico blocca tutte le auto sul ponte della Bay Bridge. A bordo di una Camaro cabrio ci sono due ragazze conviventi, Lucy che soffre le grandi altezze soprattutto quando attraversano l’acqua e comincia ad andare in panico, e Brynn, allegra, sicura di sé che tenta di stemperare la fobia della sua amica con qualche battutina. Ad un certo punto, Lucy vede affiancarla un’auto guidata da un tizio che indossa una maschera spaventosa che ricorda quella del killer di Scream (o almeno, per come l’ha descritta l’autore, a me l’ha ricordata: “Il mento formava una V acuta e la frote bianca aveva ossa esagerate che si allungavano fino a metà cranio“). Pochi secondi dopo, Brynn diventa un’altra persona: come in stato di trance esce dall’auto, “con movimenti strani, malfermi, come un granchio sulla sabbia” si avvicina al bordo del ponte e si butta giù.

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Il suo non è il primo suicidio inspiegabile della città. Come veniamo a sapere dal detective della Omicidi, Frost Easton, c’è stato il caso di una donna che si è sparata senza apparente ragione a un matrimonio, la scena è stata ripresa da un iPhone. L’unico filo conduttore che lega la serie di suicidi inspiegabili è che le vittime sono state pazienti della dottoressa Frankie Stein, una psicologa che vive solo per il suo lavoro e che ha sviluppato una tecnica di ipnosi che cura le fobie modificando i ricordi che ne sono alla base.

Ce n’è abbastanza per stare svegli la notte e scoprire come va a finire, vero? Ipnosi, memorie, fobia, il passato tormentato del detective, i sospetti che ricadono inevitabilmente sulla dottoressa e la serie di morti che non si ferma. Se poi tenete conto che la prosa fila senza intoppi, allora capiamo bene che La donna che cancellava i ricordi (edizioni Piemme, 18,50 euro, 9,99 in formato Kindle) è uno di quei thriller in cui la trama è come un’opera di scavo attraverso gli strati geologici che nascondono movente e verità.
Del resto, Brian Freeman è una garanzia: qualcuno di voi ricorda La ragazza di pietra?

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