Tempo del racconto e tempo reale: dal riassunto alla pausa

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Abbiamo già scritto del tempo del racconto diverso dal tempo della storia o dal tempo reale in quanto quest’ultimo è il tempo effettivo in cui si svolgono gli eventi della vicenda. Il tempo del racconto, invece, è il tempo scelto dal narratore, che può essere anche anacronico e può avvalersi della prolessi  (flashforward) o dell’analessi (flashback). Un altra opzione del narratore è quella di estendere o abbreviare il tempo reale, a seconda delle esigenze. Magari, in un romanzo generazionale, una singola giornata ha più importanza che un intero decennio.
Vi sono cinque casi in cui il tempo della storia può essere filtrato diversamente dal narratore, ovvero: il riassunto, l’estensione, la scena, l’ellissi e la pausa.
Consideriamoli uno a uno.

RIASSUNTO – il tempo del racconto più veloce del tempo reale
Serve a sintetizzare un tempo reale lungo che, ai fini della storia, evidentemente, non merita di essere esteso per intero. Di solito, un riassunto si affida a precisi riferimenti temporali, proprio per sintetizzare e scavalcare un periodo, dandone di conto per quello che vale: “In quei due anni, tutto ciò che fece fu coltivare la terra“; “Passò l’intero pomeriggio a prendere il sole“.

ESTENSIONE – il tempo del racconto più lento di quello reale
All’opposto del riassunto, serve a soffermarsi su particolari ed eventi di breve durata. Ci sono romanzi basati sul concetto di estensione come l’Ulisse di Joyce in cui eventi di pochi minuti, a volte pochi secondi (ricordiamo che ogni capitolo corrisponde a un’ora) si dilatano fino a occupare pagine e pagine. L’estensione è anche utile a soffermarsi sulle riflessioni del personaggio come, sempre nell’Ulisse, avviene nel capitolo del flusso di coscienza di Molly Bloom.

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SCENA – i due tempi coincidono
Nella scena, di solito, tempo reale e tempo del racconto coincidono, quindi la narrazione deve seguire l’andamento della vicenda, senza digressioni o descrizioni che vadano oltre l’esigenza di ritagliare uno spazio fisico. Nelle scene, ciò che detta il ritmo della narrazione sono dunque i dialoghi o le azioni. Se vogliamo, un romanzo che è un perfetto esempio di scena – è tutto uno scena, per la verità – è La coda di Vladimir Sorokin in cui i personaggi in coda davanti ai negozi di alimentari (siamo nella Russia comunista) parlano tra loro. Anche Hemingway, in certi suoi racconti, fornisce un esempio perfetto di scena. Un esempio? Colline come elefanti bianchi.

ELLISSI – il tempo del racconto spezza il tempo reale
Qui il tempo salta. Quindi non viene riassunto per passare a eventi più importanti, ma interrotto. Esempio: “Giorgio arrivò a casa alle nove del mattino; alle tre del pomeriggio sedette alla scrivania e lesse il contratto…“; “Si videro alla una, davanti a un caffè. All’ora di cena…“. In questo caso il salto temporale può avvenire per due motivi: o il tempo tra un passaggio e l’altro è totalmente privo di importanza, oppure verrà opportunamente ripreso e riempito dal narratore in un secondo momento.

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PAUSA – il tempo del racconto ferma quello reale
Serve a fermare la narrazione per concentrarsi su un dato momento. È differente dall’estensione perché in quest’ultimo caso il tempo reale continua a scorrere, per quanto lentamente. Nella pausa, tutto si arresta. Esempi di pausa li abbiamo spesso nei racconti lunghi di Salinger sulla famiglia Glass. In Franny e Zooey l’autore descrive minuziosamente il bagno in cui Zooey si sta lavando e il salone dove, più tardi, parlerà con la sorella Franny. Anche Gadda usa spesso la pausa per soffermarsi su certe situazioni o su alcuni personaggi.

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