Scrivere, un lavoro da 500 parole al giorno

Alberto Grandi

Recentemente sono stato a un corso di scrittura creativa, tenuto, tra gli altri, da Federico Baccomo meglio conosciuto come Duchesne, autore di vari romanzi tra cui Studio illegale poi divenuto film con Fabio Volo. Nel parlare del mestiere di scrivere, Baccomo ha detto due cose importanti: bisogna scrivere sempre se si vuole scrivere un romanzo perché la pratica è fondamentale, ma proprio perché è necessario che sia una pratica quotidiana, non bisogna “ammazzarsi di scrittura”. Non bisogna vivere la scrittura come una questione di ispirazione, un momento magico che capita e che bisogna prorogare quanto si può, rimanendo attaccati alla tastiera il più a lungo possibile.
Questo è sbagliato.

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Un romanzo deve essere costruito con pazienza e continuità. Bisogna possedere la scrittura senza farsi possedere da essa, proprio come dicevamo in un post in cui si parlava di un libro chiave per comprendere il processo psicologico dietro la stesura di un libro, How Writers Journey to Comfort and Fluency. Bisogna parcellizzare la scrittura e farla diventare un elemento della propria routine, non necessariamente dominante. In questo modo, se si persevera, riusciremo a scrivere un romanzo.
Del resto, come abbiamo scritto in un altro post, un romanzo, generalmente, parte da un minimo di 40mila parole, uno sforzo che può essere gestito.

Qui di seguito, ecco il numero di parole che alcuni scrittori “collaudati” hanno rivelato di scrivere quotidianamente:
Stephen King (It, Shining, Misery) scrive 2000 parole al giorno.
Graham Green nello scrivere Il potere e la gloria, macinava 500 parole al giorno. Le contava una a una, giunto alla cinquecentesima, deponeva la penna, anche era nel mezzo di una frase.
Jack London (Martin Eden, Zanna bianca) scriveva tra le 1000 e le 1500 parole al giorno.
Ernest Hemingway (Per chi suona la campana, Il vecchio e il mare) scriveva 500 parole al giorno e ribadiva l’importanza di fermarsi quando si ha ancora qualcosa da dire, per garantire la ripresa il giorno successivo.
Norman Mailer (Il nudo e il morto) scriveva 3000 parole al giorno, sostenendo che il famoso blocco dello scrittore non è altro che il sintomo di un ego fallimentare.
Sempre sulle 3000 si attestano una serie di autori di bestseller come Anne Rice, Frederick Forsyth, Ian Banks.
Mark Twain (Huckleberry Finn) stava sulle 1400 parole al giorno.
Ian McEwan (Bambini nel tempo) sulle 600 parole al giorno (mille, sostiene, quando è in buona forma).

Questo il ritmo dichiarato. Poi, se passiamo al puro calcolo, scopriremo che, tenendo conto che Il signore degli anelli è lungo circa 670mila parole e fu scritto in 11 anni, il suo autore avrà snocciolato circa 245 parole ogni giorno lavorativo per portarlo a termine.
Ritorniamo alle 40mila parole necessarie per comporre un romanzo e alle 500 parole, il minimo giornaliero a cui, teoricamente, dovrebbe attenersi uno scrittore: secondo questi calcoli, in 80 giorni lavorativi, se siete costanti, dovreste aver finito il vostro capolavoro.
Vero è che scrivere è soprattutto riscrivere.

Comunque, sempre sul tema della lunghezza, di seguito un’interessante infografica sulla lunghezza di alcuni capolavori della letteratura, tenendo sempre come metro di misura, la parola.

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