Cicatrice di Sara Mesa – recensione

Alberto Grandi

Qual è il rischio più grande che corrono un ragazzo e una ragazza nell’era della tecnologia digitale, dei big data, della comunicazione a distanza e del dating online? Quella di un amore fittizio. Una relazione costruita sulla base di email, sms, di pura immagine: quella che offriamo di noi stessi e quella che di noi stessi si costruisce l’altra parte. Tutto finto. Tutto dettagliato fino all’ossessione per sembrare più vero. Tutto così malato che alla fine si scorda chi si è veramente. È questo l’amore in cui precipitano i personaggi di Cicatrice, romanzo di Sara Mesa, autrice spagnola, che Bompiani proporrà in libreria a partire dal 22 febbraio.

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La storia è quella di Sonia, una ragazza che fatica a trovare se stessa e attraverso una chat conosce un uomo che su internet si fa chiamare Knut come l’autore norvegese collaborazionista, Knut Hamsun. Inizialmente la comunicazione tra i due si sviluppa via email. Knut si dice affascinato da Sonia e intenzionato a inviarle dei romanzi come regalo. Romanzi che lui ruba nei grandi magazzini e nei negozi della sua città. In cambio le chiede di mantenere viva la loro comunicazione. Sonia, annoiata dalla sua vita e intrigata da questa variante, accetta. Mentre il cyber rapporto con Knut si evolve, lei riceve periodicamente pacchetti con dentro libri, ma non solo, anche profumi, scarpe, vestiti. Tutta merce che Knut ruba. E dalle sue mail sembra non fare altro: rubare per Sonia, scrivere a Sonia, pensare a Sonia, al momento in cui lei gli scriverà.

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Da una parte abbiamo un uomo che vive una situazione di adorazione riempiendo la controparte di regali con la stessa abnegazione con cui un fedele tributerebbe  sacrifici alla sua dea; dall’altra abbiamo la dea che vive sempre più in funzione dell’adorazione di qualcuno con cui ha un rapporto a distanza e sempre meno di ciò che definisce la sua realtà: marito, figlio, lavoro. In ogni caso siamo davanti all’incontro tra due solitudini che pur conoscendosi e confessandosi per posta elettronica o al cellulare particolari che all’interno di una coppia “normale” emergono solo dopo che si è stabilita una profonda intimità, rimangono tali. Non voglio spoilerare e mi fermo qui.

Sara Mesa ha una scrittura chiara, equidistante, che ci aggiorna sull’evoluzione della relazione tra Sonia e Knut senza giudicare. Il romanzo è quasi una cronaca della comunicazione tra questi due e di come trasforma le loro vite, li cambia. È inevitabilmente un romanzo contemporaneo perché, come dicevamo prima, racconta la passione a distanza e cosa succede quando quella distanza viene colmata e dal virtuale si passa al reale, quali sono le conseguenze di tutti quei segreti, quelle intimità, quei desideri sussurrati a qualcuno che è più uno specchio su cui noi ci illudiamo di vedere la nostra vita idealizzata. È un romanzo sulla difficoltà di comunicare, di chiarire la propria identità a se stessi e al mondo, proprio in un mondo in cui sembra che non ci sia niente di più facile.

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