Il ladro di nebbia – recensione di Sabrina Guaragno #cercansicritici

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Titolo: Il ladro di nebbia
Autore: Lavinia Petti
Genere: Fantasy
Casa editrice: Longanesi
Prezzo: 14,90

il ladro di nebbia slide

Non so bene da dove cominciare a raccontare l’avventura che la lettura di questo romanzo ha rappresentato. Sì, perché si tratta di una avventura, un viaggio straordinario che non lascia indifferenti… Ma procediamo con calma.
Quando ho visto il libro, avevo in mente tutt’altra cosa ed ho iniziato a leggerlo con curiosità, chiedendomi come avrei fatto a finirlo in un periodo di tempo decente. Poi, però, la sua lunghezza, i dubbi e le perplessità riguardo a questo libro, tutto è scomparso… ormai la storia viveva da sé.

Fatico a credere che l’autrice sia una ragazza giovanissima, perché il modo in cui è scritto è così coinvolgente e maturo da farmi pensare che a scriverlo sia stato il protagonista stesso della storia: Antonio Maria Fonte, cinquant’anni, eccentrico scrittore di best seller. Ero abbastanza dubbiosa sul protagonista e su quanto potesse coinvolgermi, visto che sono abituata a libri young adult che parlano di personaggi femminili o di ragazzi molto giovani. Ma un protagonista cinquantenne che sembra non avere quasi nulla in comune con me, tranne la passione per le storie? Non pensavo sarebbe bastato. E invece…

E invece ho scoperto di avere un mondo da condividere con lui, e qualsiasi lettore che venga a contatto con questo romanzo scoprirebbe di condividere con lui molto più di quanto ci si aspetterebbe. Apprezzo molto i personaggi ben costruiti, con una propria storia coerente e con un carattere palpabile e questo romanzo non mi ha delusa affatto, regalando ai lettori un rapporto particolare, fatto di intimità, empatia e condivisione con il protagonista, ma anche con i mille personaggi che incontra nel suo viaggio tortuoso e spettacolare, che richiama tanti classici e tanti pensieri di menti brillanti: Pirandello, con il suo Uno, nessuno e centomilaAlice nel paese delle meraviglie di Carroll; Peter Pan con la sua isola che esiste, nonostante il suo nome dica il contrario; i pensieri psicologici freudiani a causa delle atmosfere oniriche e irreali.

Antonio, che condivide tanto con chi legge di lui, è in cerca di se stesso e dei suoi ricordi, e a causa di questa sua voglia di vivere sopita dalla piattezza della quotidianità, entra inconsapevolmente in un circolo vizioso fatto di storie, ricordi dimenticati, sacrifici e passioni che in realtà era iniziato molto prima di quanto credesse. Inizia un viaggio straordinario alla ricerca di qualcosa di prezioso, dove segue mille indizi e incontra personaggi dai caratteri più disparati: grotteschi, ossessivi, geni, artisti, persone che appartengono al suo passato, al suo presente, al suo inconscio. Tirnaìl, la Città delle Cose Perse, è una terra fantastica e spaventosa insieme, un luogo che tutti vorremmo raggiungere e che tutti conosciamo.

L’atmosfera è variabile, marcata da contraddizioni, sentimenti opposti in conflitto, sorpresa, amarezza e consapevolezza: perché il romanzo sembra perdersi in ogni momento, sparpagliare i fili ingarbugliati delle storie che lo compongono, e poi ricongiungersi a una stessa trama elaborata a dovere che spiega e dipana tutto ciò che c’è da sapere, creando un quadro completo, soddisfacente, ma al tempo stesso che non lascia mai sazio. Il modo in cui è scritto questo romanzo non è mai banale, riesce ad evocare, lasciando alla mente l’immaginabile e descrivendo l’inimmaginabile, la curiosità, la creatività, la consapevolezza di riuscire a scovare mille segni e significati e unirli come puntini su un foglio. Il tutto, è speziato da un sottile sarcasmo che rende tutto più leggero e più grottesco, ma al tempo stesso più reale.

La storia è emozionante, imprevedibile, rivelatrice di piccoli segreti che fanno parte del quotidiano, e che il lettore sembra scoprire per la prima volta, nonostante li abbia sotto gli occhi ogni giorno.
Per chi ama i libri, le storie, l’arte, questo libro è una manna, un soffio di vita e una sorsata di aria limpida, intrisa di passione per la scrittura e per la fantasia: una mente sognante sa apprezzare la pienezza che questa lettura offre, dipingendo una visione irreale, sognante, vivida come la realtà, in cui i personaggi diventano amici, compagni confidenti e comprensivi, avventurieri di un viaggio che tutti vorremmo compiere, almeno una volta nella vita.

Ho apprezzato molto anche lo spostamento delle priorità da quelle capitalistiche e vuote della nostra società, a quelle che un vero sognatore possiede dentro di sé, e che hanno libero sfogo in questo scritto particolare: il vero valore è racchiuso nell’arte, nella passione, nei ricordi che formano la propria identità, negli affetti e nelle storie della gente, in una sorta di filantropia esasperata ed esasperante, che dà un senso alla vita stessa. Cose che spesso perdiamo per strada, in Tirnaìl, la città delle cose perse, riacquistano il loro vero valore affettivo e morale. Non è una storia di un uomo solo, ma di una sfilza di personaggi che lo circondano in maniere sempre nuove, che sono legati a lui in modi strambi, mai prevedibili.

SPOILER ALERT
Il ladro di nebbia è una storia di un uomo, di un artista, di uno scrittore, di una persona che ha sofferto, ma anche di un amore, di un’attesa, di un padre e di un figlio, di una famiglia, di una ragazza dallo spirito libero, di omicidi e di un uomo perfido e malato.
Realtà, sogno, finzione, macchinazione, immaginazione… si mescolano in un quadro a volte sconvolgente, altre volte che confonde, ma che non fa mai perdere la voglia di continuare a leggere.
Antonio Maria Fonte, decide di ritrovare un ricordo che lui stesso aveva scelto di dimenticare, andando contro la ragione, a favore della vita, della libertà e della verità, in una lotta contro se stesso, ma sopratutto contro le sue debolezze.
Ripercorre la sua vita, i suoi sbagli, rincotra le persone significative e quelle collegate alla propria storia in maniera stramba e incredibile, perché a Tirnaìl i confini sono poco delineati, e questa città si modifica a seconda di chi si trova davanti.

Antonio ripercorre una Venezia esagerata, caricaturiale, chiamata Vanesia, segue il profilo delle fasi della sua vita, accompagnato da due personaggi improbabili, ma sempre più legati a lui, tra cui vi è la donna che ama, che ha incontrato una sola volta in vita sua, ma che ha ispirato la sua arte e scrittura e condizionato tutta la sua vita. Ma non sa se è reale o se è solo una illusione, perché tutto attorno a lui è variabile ed effimero come una allucinazione.
Tra piccole gioie e dolori, faticosi procedimenti e momenti di bellezza e scoperta, Antonio ritrova tutto ciò che ha perduto, riconquista la sua storia dopo averla persa più volte, attraversa l’oscurità e la luce, nell’ombra di suo padre e di colui che gli rovinò la vità. Affronta un suo improbabile nemesi, che lo perseguita e che è parte della sua storia più di quanto Antonio voglia ammettere.

Alla fine, giunge a scoprire le verità scomode che cercava, a ritornare alla realtà, ma non è finita qui: in un epilogo straziante, che lascia l’amaro in bocca ma anche una dolce malinconia, ritrova tutto ciò che aveva, compresa la donna amata, scopre la sua vera storia, e quella di suo padre, e rimette assieme i cocci della sua vita. Diventa un uomo libero, perché accetta il suo passato, ma soprattutto se stesso.
Il romanzo si conclude con l’incotro con un personaggio di una importanza fondamentale, il Collezionista, che gli propone di diventare anche lui un “ladro di nebbia”, proprio come suo padre e come la donna senza nome che amava.
Se devo proprio avanzare una opinione discrepante, che più che una critica è una riflessione dettata dalla mia passione per i lieto fine e per l’imprevedibile, esprimo la mia titubanza nell’apprezzare il fatto che Tirnaìl fosse quasi sola e pura illusione, e che non sia stato specificato che si trattasse di qualcosa di tangibile. E ancora, avrei voluto per Antonio un finale più lieto, e conoscere, assieme a lui, il vero nome della sua amata Genéve. Ma credo che sia stato saggio lasciare queste cose irrisolte, queste curiosità insaziate: la vita spesso ci lascia spezzati a metà, e questa storia è carica di illusioni e immaginazione almeno quanto è piena di eventi e sentimenti maledettamente reali e quotidiani. Che fanno parte della vita stessa.
FINE SPOLER

CONCLUSIONI
Ho adorato questo romanzo, che mi ha trasmesso tantissimo, mi ha fatto buttare un occhio nella mia stessa anima e mi ha deliziato grazie ai mille collegamenti, alle metafore, alle coincidenze che si trasformano nel “destino”.
Che altro aggiungere? Questo libro è uno di quelli che leggi tutto d’un fiato, e che ti fa sentire un’altra persona non appena richiudi le sue pagine. Rappresenta un viaggio nella fantasia e nel suo significato, nelle sorie che racchiude e in quelle che esistono dentro chi legge.
Nessuno si può sentire lo stesso di prima, dopo aver scrutato queste pagine e appreso lezioni di vita e di significato che aprono gli occhi sul reale valore delle cose e della realtà stessa.

Ognuno ha una Tirnaìl da raggiungere e da visitare. Ognuno, nel profondo, ha perso qualcosa o qualcuno che vorrebbe recuperare o ricordare.

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