Intervista a Dario Tonani: un disco volante è finalmente atterrato a Lucca

Alberto Grandi

Come avevo anticipato, sabato ho fatto un salto ad Arona, in occasione di FantArona, una manifestazione a tema fantasy che ha coinvolto fumettisti e autori legati al territorio. Tra il pubblico ho riconosciuto Dario Tonani, giornalista e autore di fantascienza tra i più letti in Italia e tra gli autori italiani di sci fi più letti all’estero visto che a febbraio il suo Mondo9 – disponibile in ebook e cartaceo e di cui Mondadori proporrà a breve sia il primo libro che le nuove storie – è stato tradotto in Giappone. Non lo avevo mai incontrato dal vivo, ma ci eravamo “incrociati” su Facebook, sul gruppo Romanzi di Fantascienza. L’ho fermato e gli ho fatto qualche domanda su sci fi e il suo rapporto con la rete, a cui lui ha risposto volentieri. Ecco, in breve, la nostra chiacchierata a 360 gradi su fantascienza e dintorni.

tonani

Dario, com’è cambiata la fantascienza italiana con Internet?
Si è fatta meno autoreferenziale. Quello fantascientifico è sempre stato un ambito chiuso e con pochi sbocchi. Al di fuori delle riviste specializzate e delle grandi pubblicazioni, era difficile farsi conoscere. Con la rete e, soprattutto con i social, il genere si è allargato e oggi direi che, rispetto al passato, la fantascienza italiana sta vivendo un periodo fortunato. Prova ne sono i diversi autori tradotti all’estero.

Per quanto riguarda le tematiche, che cambiamenti si registrano?
La più grande novità è che ora ambientiamo le storie in Italia. Prima era impensabile. Ricordi la battuta di Fruttero & Lucentini? “Un disco volante non può atterrare a Lucca“. Non solo gli autori italiani ambientavano storie all’estero, ma si firmavano spesso con pseudonimi inglesi. Ora l’Italia è protagonista di questo genere. Lo testimoniamo autori come Giovanni De Matteo, Lanfranco Fabriani, Francesco Verso, Massimo Mongai e Francesco Troccoli. Autori che non sempre ambientano le loro storie in Italia, ma hanno fatto dell’italianità una loro costante.

Quindi, la fantascienza non è morta.
Assolutamente no. Quest’anno sono stato alla WorldCon di Londra e l’idea che circola è che la fantascienza inglese stia vivendo un nuovo periodo d’oro. In Italia è un genere che funziona poco in libreria e meglio in edicola, ma con la rete le cose stanno cambiando.

Tu in che rapporti sei con la rete?
Sicuramente buoni. Frequento i gruppi sui social e interagisco con i lettori, o meglio, i “suggeritori” che mi aiutano nello sviluppo delle mie storie. La rete si è rivelata un’ottima opportunità sin dalle prime pubblicazioni di Mondo9.

Recentemente, in un post si era parlato del fantasy che ha rubato lettori alla fantascienza, che ne pensi?
Un po’ è vero. C’è da dire che il fantasy offre una letteratura di evasione che oggi la fantascienza non può più proporre. Il problema della fantascienza è che noi viviamo immersi nella fantascienza prim’ancora di leggerla. Gli stessi strumenti tecnologici che adoperiamo ogni giorno ci mettono in relazione col futuro, questo ha fatto sì che non ci sia più la necessità che sentivamo prima di descriverlo, prefigurarlo. E poi sono venuti a mancare dei pilastri fondamentali come l’esplorazione spaziale che oggi interessa poco e un tempo era uno dei temi principali del genere.

Di cosa parlano oggi gli autori?
Magari sempre di futuro, ma si tratta di un futuro condizionato dal presente in senso negativo. Vengono esplorate in modo pessimistico le tematiche dei nostri giorni: pensiamo alla Ragazza meccanica di Paolo Bacigalupi e allo scenario ecologico che ha dipinto. Manca il sense of wander, alla fantascienza, cosa che invece, il fantasy, continua ad avere.